Ci si aspetterebbe di vederseli servire in un locale alternativo un po' shabby-chic, da gustare in una calda e afosa giornata di giugno come quelle che ci hanno travolto nelle ultime settimane, eppure hanno qualcosa di losco e misterioso che li caratterizza: uno 'sporco' affare.

I "Polluted water popsicles"

Hung I-chen, Guo Yi-hui e Cheng Yu-ti, tre studenti della National #taiwan University of Arts, sono i nomi dietro al progetto dei polluted water popsicles, i ghiaccioli d'acqua inquinata. I giovani artisti, all'interno di un progetto universitario, hanno deciso di raccogliere numerosi campioni d'acqua da varie zone costiere dell'isola di Taiwan, per poi congelarli e conservarli in una resina di poliestere, dando loro una forma identica a quella di un ghiacciolo in scala 1:1.

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Grande attenzione è stata dedicata anche all' imballaggio dei popsicles, su cui sono rappresentati colori e immagini che richiamano le zone in cui i campioni d'acqua sono stati prelevati.

Un progetto che denuncia le condizioni dei mari

Il risultato è proprio serie di ghiaccioli coloratissimi, con fantasie che richiamano ora i dipinti di Pollock, ora delle opere impressioniste. Eppure non hanno nulla di così bello al loro interno, anzi. Quel che contengono è puro e semplice #Inquinamento.

Da un pezzo di pettine alla plastica da imballo, da particelle di scarto fognario a rifiuti industriali, fino a ciò che non è dato vedere all'occhio umano ma che è stato rilevato da un attento esame in laboratorio: mercurio, arsenico e altri materiali altamente dannosi e inquinanti.

L'inquinamento dei mari è un problema mondiale

Il problema dell'inquinamento dei #mari non si limita all'area di Taiwan, ma è molto più esteso.

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Nei giorni scorsi se ne è parlato molto a seguito della decisione della stilista Stella McCartney di iniziare una partnership con l'associazione ambientalista Parley for the Oceans, che lotta a difesa della fauna e della flora marina: ogni anno, viene riversata nelle acque del nostro pianeta una quantità variabile tra cinque e dodici milioni di tonnellate di rifiuti inquinanti di vario genere. Una cifra spaventosa, contando che viviamo nel XXI secolo e dovremmo ormai avere a disposizione i mezzi necessari per smaltire i nostri scarti diversamente.

La stilista, così come Adidas e tante altre aziende prima di lei, vuole lanciare una linea di abbigliamento fatta con fibre realizzate dai materiali inquinanti sottratti ai mari. Un modo nuovo per pulire gli oceani. Chissà che il progetto dei polluted water popsicles non apra gli occhi anche a coloro che stanno ai piani più 'alti'.