Secondo ben 3 studi scientifici sul #Riscaldamento globale, pubblicati sulla prestigiosa rivista americana Nature, il pianeta Terra avrebbe solo il 5% delle probabilità di invertire l'attuale tendenza, come ci ricorda ogni giorno la torrida estate che stiamo vivendo. Secondo quanto pubblicato dagli studiosi, anche se smettessimo immediatamente di inquinare l'ecosistema, comunque la temperatura del pianeta salirebbe di 1,3 gradi centigradi. Addirittura, c'è chi asserisce che non avremmo neanche quel misero 5% di probabilità, in quanto il punto di non ritorno sarebbe già stato raggiunto e superato.

Le conclusioni degli studiosi

Ad essere precisi, il 5% si riferisce alla probabilità di limitare l'incremento della temperatura terrestre ai 2 gradi centigradi. Secondo i calcoli effettuati dai tre team di studiosi dell'Università di Washington, composti da statistici, economisti ed esperti dall'atmosfera, le probabilità di poter centrare gli ambiziosi obiettivi concordati con gli Accordi di Parigi del 2015 sarebbero ancora minori.

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Gli scienziati parlano infatti di una probabilità non superiore all'1% per quanto riguarda l'obiettivo di limitare l'incremento della temperatura globale di 1,5 gradi entro il 2100. È più probabile che la temperatura della Terra subisca un incremento di circa 3 gradi nel periodo considerato, con conseguenze impreviste e imprevedibili sull'ecosistema.

Gli sforzi attuali non sono sufficienti

Anche se la sensibilità verso le tematiche ambientali è notevolmente aumentata negli ultimi anni, e sono stati fatti notevoli sforzi per sostituire i combustibili fossili con le energie rinnovabili, occorre fare di più. Infatti, come riferiscono gli studiosi, da qui al 2100 l'intensità di anidride carbonica, cioè la quantità di gas serra che occorre immettere nell'atmosfera per produrre un incremento di un punto percentuale del Pil, continuerà a diminuire, ma non quanto sarebbe necessario.

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Infatti il Pil dovrebbe aumentare di circa il 2% e l'intensità di anidride carbonica dovrebbe calare nello stesso ordine di grandezza. Ma da qui al 2100 la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere e superare gli 11 miliardi.

Attualmente le emissioni di gas serra, a livello mondiale, secondo quanto riferisce il Professor Adrian Raftery, ordinario di statistica e sociologia a Washington e coordinatore dello studio, hanno raggiunto quota 54 miliardi di tonnellate e, in base agli Accordi di Parigi, dovrebbero essere ridotte a 42 miliardi entro il 2030. Ma, ribadisce lo scienziato, benché questi obiettivi siano realistici, non sono sufficienti a invertire la tendenza.

E se si smettesse di inquinare?

Un altro studio, pubblicato sempre su Nature, prova a calcolare cosa accadrebbe se smettessimo improvvisamente di inquinare il pianeta. Lo studio, ad opera dei ricercatori dell'Università del Colorado, ha tenuto in considerazione i tempi biblici di smaltimento dell'anidride carbonica da parte dell'ecosistema e dell'inerzia termica degli oceani.

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Di conseguenza, a causa del combinato disposto di questi due fattori, comunque la temperatura globale salirebbe di 1,3 gradi entro il 2100.

Quali le conseguenze sulla salute?

Infine, un terzo studio, ad opera degli scienziati dell'Università della Carolina del Nord, ha calcolato le conseguenze sulla salute della popolazione mondiale se non si prenderanno provvedimenti drastici. Infatti, agli attuali ritmi di inquinamento, il conseguente riscaldamento globale causerà la morte prematura di circa 260 mila persone entro il 2100 a livello globale, di cui 60 mila solo nei prossimi 13 anni. Questo, perché aumenterà la concentrazione nell'aria del particolato fine e diminuiranno sensibilmente le piogge e il loro effetto ripulitore dell'atmosfera.

Questo influisce già ora sui mari, in particolare nel Mediterraneo, aumentando l'evaporazione e quindi la concentrazione di sali disciolti nell'acqua, mettendo così a rischio anche la biodiversità delle specie ittiche, con conseguenze anche di carattere economico sul settore della pesca. #'ndrangheta #Clima