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Il 2018 potrebbe essere l'annus horribilis per quanto riguarda i #Terremoti. E' quanto è emerso alcuni giorni fa in occasione dell'annuale meeting della Geological Society of America che ha avuto luogo a Seattle, dove due geofisici hanno evidenziato che esiste una correlazione tra i rallentamenti della rotazione terrestre e la quantità di importanti eventi sismici [VIDEO]. In parole povere al rallentamento della velocità della rotazione terrestre corrisponderebbe un aumento dei terremoti. Un fenomeno non di poco conto se consideriamo che da quattro anni a questa parte il nostro pianeta ha iniziato un rallentamento periodico della rotazione.

Le preoccupanti previsioni

Secondo James Dolan, che esercita la professione di geologo all'Università della California del Sud [VIDEO] a Los Angeles, se la previsione si dimostrerà corretta presto dovremo fare i conti con un grande evento sismico, e già dal 2018 il numero dei grandi terremoti che colpiscono il pianeta potrebbe aumentare dall'attuale media di diciotto a ventitrè.

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Ben cinque in più. La ricerca illustrata al congresso dei giorni scorsi ha inoltre evidenziato come i rallentamenti della Terra siano sempre andati di pari passo a periodi con un'incidenza maggiore di terremoti di magnitudo sette o persino più potenti.

La situazione sismica in Italia

Un gruppo di scienziati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha realizzato una mappa del rischio sismico in Italia, utile per dirigere campagne di informazione ed eventuali interventi preventivi. La ricerca in questione è stata pubblicata sull'International Journal of Disaster Risk Reduction. Meno del 10% degli italiani sono esposti al rischio di fenomeni sismici potenzialmente distruttivi. Una percentuale relativamente bassa che rende meno difficoltosa la messa in sicurezza del territorio, alla condizione che venga scelto in modo appropriato dove investire.

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E' quanto emerge da uno studio dell'INGV in merito alla notevole differenza nella risposta sismica tra #amatrice e Norcia registrata in occasione del sisma del 24 Agosto di un anno fa, quando Amatrice fu quasi completamente rasa al suolo mentre a Norcia - dove vi erano stati significativi interventi di messa in sicurezza - i danni registrati sono stati limitati. Questo è dovuto anche al fatto che Norcia aveva in precedenza subito grandi scosse, a differenza di Amatrice dove non si era mai verificato un sisma significativo.

La ricerca ha interessato la dorsale appenninica, mille chilometri dalla Liguria alla Calabria, che da sola è interessata dal 70% del movimento sismico del nostro paese. Per stabilire il livello di rischio è stato considerata la quantità e la tipologia delle costruzioni risalenti a prima del 1918. I comuni che non hanno mai subito danni dovuti a terremoti sono maggiormente vulnerabili e impreparati, mentre quelli che hanno avuto a che fare con recenti scosse di potenza rilevanti sono maggiormente "preparati" all'eventualità di nuove forti scosse.