Tra poco più di due anni #Bari potrebbe ospitare tra la #moschea più grande del Sud Italia: infatti la comunità islamica guidata dall’imam Sharif Lorenzini ha appena acquistato all’asta il terreno adiacente al tempio già esistente nel capoluogo pugliese, in via Cifarelli. Altri 2.500 metri quadri che si andranno ad aggiungere a quelli attualmente utilizzati per una superficie totale di 4.500 metri quadri. Per aggiudicarsi la gara sono serviti 120mila euro, di cui 90mila raccolti negli ultimi mesi, grazie alle offerte dei fedeli: arabi, bengalesi, indiani, senegalesi, ma anche parecchi baresi, in gran parte convertiti all’#Islam negli ultimi anni.

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Restano da versare altri 30mila euro, che dovranno essere saldati in concomitanza con la stipula dell’atto notarile. Dopo di che, salvo imprevisti, potranno partire i lavori per dotare di un luogo di culto più accogliente la comunità musulmana barese, che conta circa 5mila persone, il doppio se si considera anche l’intera provincia, ed arriva a 20mila in tutta la regione. Il crono-programma dell’opera è già stabilito: si attenderanno i permessi del Comune, per poi dare il via libera alle opere di bonifica necessarie.

Polemiche per la nuova moschea

Questa operazione ha dato maggiore visibilità al gruppo, in realtà stabilitasi nell’attuale sede sin dagli anni ’80. In particolare in molti si sono chiesti la provenienza della somma così cospicua necessaria per aggiudicarsi l’asta.

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Bocche cucite a riguardo: Ari Pagliara, responsabile tecnico-amministrativo della comunità, spiega all’inviata del Fatto Quotidiano che 'non si sanno i nomi dei finanziatori perché, secondo l’Islam, chi dona lo deve fare in silenzio'. Immancabili le polemiche a riguardo, con il segretario regionale di 'Noi con Salvini', Rossano Sasso, che getta benzina sul fuoco, prendendosela con la giunta comunale: 'Vogliamo conoscere la provenienza di quei soldi perché c’è un elevato rischio che questa grande moschea possa favorire il ritrovo e il reclutamento di aspiranti jihadisti'. Il timore dei leghisti è ben noto: secondo loro, anche grazie a operazioni come questa, nel corso degli anni potremmo assistere ad una massiccia islamizzazione della nostra società.

Il Comune punta all’integrazione

La pensano ben diversamente al Comune: 'Il fatto che a Bari avremo la comunità islamica più grande del Sud Italia non può che essere motivo di orgoglio per tutti noi – commenta Silvio Maselli, assessore alle Culture – abbiamo il dovere di garantire la libertà di culto per tutti i cittadini'.

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Ma non solo: l’esponente della giunta Decaro informa su come a Bari ci siano più di 5mila bambini islamici nelle scuole; inoltre gli asili comunali e le primarie inferiori prevedono carne certificata 'halal' per i piccoli musulmani. E sono previsti a breve anche spazi dedicati al culto dell’Islam all’interno dei cimiteri cittadini. Insomma, le politiche comunali puntano all’integrazione. Ma esistono dei rischi? In fondo sono recenti i casi di cronaca di italiani finiti a combattere nelle fila dell'Isis. Dalla comunità islamica assicurano di essere in stretto contatto con la Questura e di fornire alla Digos tutte le informazioni necessarie. Inoltre sottolineano l’esistenza di telecamere in tutta l’area, le cui registrazioni sono sempre a disposizione delle autorità. 'Papa Francesco ha recentemente spiegato come sia sbagliato associare automaticamente l’Islam al terrorismo – ricorda Ari Pagliara – nessuno può arrogarsi il diritto di ammazzare qualcuno in nome di Dio, come sa ogni vero musulmano'.