Carlo Tavecchio appena rieletto come presidente della FIGC prepara la sua ricetta per un calcio più sostenibile. La #serie B rappresenta il fulcro del nuovo sistema calcio pensato dal presidente. Oggi il campionato cadetto italiano, composto da 22 squadre, ricambia ogni stagione 7 club (tre promozioni in A e quattro retrocessioni in Lega Pro). Ogni anno quindi ci sono 1/3 di nuove squadre nel campionato. I problemi grossi riguardano soprattutto le retrocesse che, pur potendo godere del paracadute (a patto di rispettare alcuni vincoli, tra cui il tetto ai salari) si trovano ad affrontare, con le stesse spese dell'anno precedente, un campionato 'povero'.

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Per le retrocesse dalla A ci sono due strade: provare a riconquistare subito la massima serie rischiando di non riuscirci e di ritrovarsi l'anno dopo senza paracadute e con costi insostenibili, oppure utilizzare il primo anno di Serie B per abbattere i costi vendendo i giocatori migliori e ricostruire una rosa più giovane ed economica.

Riforma dei campionati: meno squadre

Carlo Tavecchio starebbe quindi pensando a campionati più bloccati, una Serie A a 20 squadre con sole due retrocessioni e una Serie B con 20 squadre, 2 promozioni e 3 retrocessioni. In quest'ottica verrebbe riformata anche la Lega Pro che passerebbe da 60 squadre a 40 squadre con tre promozioni.

La riforma andrebbe di pari passo con la nuova ridistribuzione dei soldi della mutualità [VIDEO]. Dal prossimo anno, con il decreto fiscale di novembre 2016, Serie B e Lega Pro non potranno più utilizzare i soldi dei diritti TV che arrivano dalla massima serie, per coprire i costi di gestione.

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La nuova redistribuzione destinerà il 6% alla serie cadetta e il 2% alla Lega Pro. Ma questi soldi arriveranno solo a titolo di 'rimborso' per eventuali costi sostenuti per infrastrutture e settore giovanile.

A rischio i club piccoli

Va da sé che si assisterà ad una 'selezione naturale' che taglierà fuori tutti quei club che non sono in grado di far fronte alle spese solo con i loro introiti. A rischio quindi tutti i piccoli club, tutte quelle squadre che basavano il loro fatturato quasi esclusivamente sui soldi della mutualità, non potendo contare su grossi introiti dagli spettatori o dagli sponsor.

Una riforma che vuole dare stabilità ad un sistema calcio che negli ultimi anni ha visto il fallimento di moltissimi club che non sono riusciti a far fronte a costi diventati insostenibili.