I politici sono sempre stati in gara per smuovere la riforma da sempre rimasta al chiodo, quella del catasto che sembra più difficile da scrivere anche rispetto alla Costituzione. Come dice il premier Matteo Renzi in uno dei suoi numerosi slogan: sarà #lavoltabuona anche per la riforma del catasto? Ancora non del tutto, ci si è messa mano ma la revisione è ancora bloccata e gli ultimi rimaneggiamenti sono venuti dal pungolo dell’#agenzia delle entrate. L’indirizzo è quello di abbandonare i computi basati sul numero dei vani a pro dei calcoli superficiali; le nuove modalità sono già in esperimento a Brindisi, Foggia e Ravenna e interessano per le ricadute che hanno sulla tassazione sulla casa, disarticolata nelle ultime venute #Tasi, #imu e Tari.

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Il fulcro della riforma del catasto

La difficoltà delle scritture catastali deriva dal fatto che in Italia è l’80% dei cittadini ad essere proprietario di abitazioni e la manovra riformativa dovrebbe quindi interessare 57 milioni di unità immobiliari. È stata l’Agenzia delle Entrate ad avvertire dell’urgenza di questa ennesima riforma in Italia: infatti dai flussi di interscambio dati è emerso un parossismo, per cui a parità di metratura tra un’abitazione a 5 vani e una a 7 la forchetta di aumento del valore arriva al 60% per quella a 7 vani; perciò la riforma si impernia sulla sostituzione dei vani con la superficie.

Riguarda le unità urbane a destinazione ordinaria con planimetria e censite nei gruppi A (abitazioni e uffici), B (uffici pubblici, ospedali e scuole), C (box auto, cantine, laboratori, magazzini e negozi).

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Nel computo della superficie catastale sono esenti gli spazi accessori e dalla metratura, fondamentale per il calcolo delle tasse sulla casa, restano esclusi balconi, terrazzi e altre aree scoperte. L’ente anticipa il governo intitolando nelle visure il computo dei metri in seguito ai dati identificativi e di classamento: le nuove visure potranno essere recuperate dai portali Sister e Fisconline o essere richieste presso uffici provinciali e decentrati comunali. È disponibile anche il servizio di correzione presso gli uffici responsabili  in caso di discrasie tra planimetrie e superfici. Poiché la riforma al momento è ancora in silenzio, sono rimandati gli effetti sulle rendite di case e uffici per i quali il cardine resta il numero dei vani, utili per il calcolo della base imponibile ai fini Imu, Tasi e Tari, imposta di registro sulle compravendite ed il reddito fondiario degli immobili sfitti. Per gli immobili classati nella prima fase del censimento, e dunque non corredati da planimetrie, i proprietari possono presentare la richiesta di accomodazione alle nuove norme. La regolarizzazione è coattiva quando si abbiano intenzioni di vendita. Nessuna eclatante destrutturazione del sistema ancora vigente, ma solo una correzione.