L'#olio di Calabria sta per diventare IGP. Lo ha detto il MIPAAF tramite una recente nota in cui divulgava la pubblicazione della domanda definitiva di registrazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea; si dovrà attendere qualche mese per proclamare questo successo, ma di fatto si può già parlare del successo Made in Calabria. Quello che è accaduto nel compartimento agroalimentare calabrese negli ultimi anni, infatti, fa ben sperare per l'economia locale e riempire d'orgoglio per i grandi risultati raggiunti nel corso di poco più di un decennio.

Nei primi anni 2000 si è messa in moto una macchina che lentamente ha rivoluzionato il mondo olivicolo locale; partendo da una serie di manifestazioni di interesse da parte dei produttori, si è affermata l'esigenza di tutelare la produzione olivicola calabrese in maniera crescente.

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Anche e soprattutto perché nella nuova economia, abbattute le barriere in entrata per i diversi mercati di destinazione, i prodotti hanno la necessità di dimostrare il loro valore aggiunto. 

Nel comparto agroalimentare, giocano un ruolo fondamentale le varie certificazioni di qualità, e soprattutto quelle riguardanti i marchi comunitari diventano essenziali per un riconoscimento univoco di qualità, in Europa, ma anche al di fuori di essa. Stati Uniti e Canada, infatti, tramite lo strumento degli accordi bilaterali, si avvalgono delle certificazioni comunitarie soprattutto per circoscrivere ed eliminare il fenomeno dell'Italian Sounding.

Questo fenomeno (purtroppo presente anche dentro i confini dell'Unione Europea), infatti, colpisce i prodotti che hanno reso la cucina italiana celebre nel mondo; soprattutto nella grande distribuzione emergente si possono rinvenire prodotti che con l'Italia hanno ben poco a che fare, ma che esibiscono il nostro vessillo a garanzia della loro (presunta) qualità e della loro origine (altrettanto presunta).

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In Calabria, tutelare la produzione olivicola non è solo una questione di ritorno economico e di immagine. In questa terra l'ulivo è un elemento caratterizzante del territorio, identificativo, un simbolo che riconduce alla Calabria nell'immaginario collettivo.

Le piante di ulivo, in Calabria, sono presenti da sempre: i Greci intorno al IV secolo a.C. incrementarono questa coltura soprattutto in Calabria, oltre che nel resto delle colonie della Magna Grecia. L'ulivo, dunque, prima ancora di essere un fattore di sostentamento economico è un elemento di secolare legame con il territorio.

Riconoscere l’eccellenza dell'olio calabrese significherà consolidare la reputazione di cui già gode il prodotto presso i consumatori; in questa direzione il marchio IGP  andrà in supporto del ruolo strategico che la produzione olivicola calabrese rappresenta a livello nazionale (è infatti la seconda Regione italiana in termini di produzione). Ed anche per la produzione italiana, questo riconoscimento, che arriva dopo quello già ottenuto per la Sicilia, va a rinsaldare il concetto di Made in Italy che, purtroppo, negli ultimi anni è stato oggetto di critiche e scandali.

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Si potrà restituire un'immagine pulita della produzione italiana di qualità, non solo in Italia, ma nel Mondo.

Il fatto in sé che ci si stia mobilitando in maniera così massiccia e determinata a costruire un modello di produzione rigoroso e certificato, smentisce con i fatti le pesanti critiche messe in piedi dal New York Times qualche anno fa attraverso le vignette di Blechman che puntava il dito contro i metodi di produzione dell'olio di oliva italiano. Insomma, dai tempi dell'oliva-teschio rappresentata in quelle vignette, si è giunti all'immagine di un prodotto di eccellenza, tracciato in ogni fase della filiera produttiva, controllato in modo rigoroso nella sua trasformazione.

Non resta che augurarci che l’IGP Olio di Calabria, diventi un biglietto da visita per l'intera Regione, riconoscendo i meriti dei produttori locali e promuovendo l'immagine della Calabria nella sua totalità. #oliodicalabria