La nostra rete viaria è costellata di errori progettuali ed errori costruttivi, con la conseguenza che ogni tanto assistiamo ad eventi e ascoltiamo notizie che fanno rabbrividire.

Negli ultimi anni abbiamo dovuto digerire notizie che in qualsiasi altro Paese avrebbero scatenato una caccia ai responsabili, per arrestarli e farsi rifondere i danni!

Cominciamo dal crollo del viadotto Scorciavacche, sulla strada statale 121, in Sicilia.

Il taglio del nastro c’era stato il 23 dicembre 2014. Appena una settimana dopo hanno dovuto ricucire il nastro…. Grande enfasi e soddisfazione c’ era stata in occasione del taglio del nastro, perché l’opera, che era costata solo, si fa per dire, 13 milioni di euro, era stata consegnata con tre mesi di anticipo sul programma temporale dei lavori.

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Pochi mesi prima, sempre in Sicilia, era crollato per un cedimento strutturale il ponte Petrusa, sulla S.S. 626. Passa qualche mese e in un cantiere della A3 Salerno- Reggio Calabria, crolla un altro viadotto, causando la morte di un operaio.

Ancora qualche altro mese e sulla A14 Adriatica, all’ altezza di Camerano, crolla un altro cavalcavia, causando la morte di una coppia che transitava in quel momento lungo l’autostrada. Lo stesso avviene lungo la tangenziale di Fossano, in provincia di Cuneo! (2)

Chiunque, dopo questi avvenimenti, si preoccuperebbe di avviare una indagine approfondita lungo tutta la rete viaria nazionale.

Qualunque ente che si rispetti, pubblico o privato che sia, convocherebbe le imprese costruttrici che hanno eseguito i lavori, i vari Direttori dei Lavori e i loro responsabili dei procedimenti, personale interno, e avvierebbe una indagine per stabilire le responsabilità e arrivare a chiedere i danni ai responsabili!

E soprattutto, visto che il 90% dei viadotti crollati sono stati costruiti dalle stesse imprese e sorvegliati dagli stessi direttori dei lavori, allontanerebbe quelle aziende e quei tecnici, interdicendoli a vita dai pubblici uffici!

E invece cosa succede? Nulla!!!! Avviano indagine interne, che restano sempre senza colpevoli, si continua imperterriti ad affidare lavori alle stesse imprese, le Procure avviano indagini che durano decenni, fino a che tutto passa nel dimenticatoio, ecc…

Ma veniamo ai giorni nostri.

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Sulla S.S. 18 Tirrena Inferiore, dopo Amantea in direzione Reggio Calabria, c’ è la galleria Coreca. Dopo che era stata chiusa per circa due mesi, con relativo piantonamento diurno e notturno, degli addetti ANAS, è stata riaperta, evitando agli utenti l’attraversamento dell’abitato , in questo periodo particolarmente affollato a causa delle presenze turistiche.

La galleria in questione era stata chiusa perché si sospettava un rischio crollo a causa di infiltrazioni di acqua

Ma cosa si nota, in merito agli interventi, percorrendo la suddetta galleria, dopo la riapertura? Nulla! Tutto come due mesi fa! I piedritti e la volta risultano anneriti dal fumo del traffico, ma segni di intervento, neanche l’ombra. Speriamo di non doverla aggiungere alle già innumerevoli disgrazie causate da crolli di infrastrutture.

Sempre sulla S.S. 18 Tirrena Inferiore, all’ altezza di Belmonte Calabro, c’è un viadotto, il Belmonte appunto, che in direzione nord, parte approssimativamente dallo svincolo che lascia la statale e arriva al piazzale della ex stazione FF.SS.

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Scavalca due o tre #strade interne della frazione Marina e anche dei parcheggi, dove i cittadini parcheggiano le loro auto.

Bene. Tale viadotto, ad un esame visivo, presenta molti sintomi di ammaloramento strutturale! Calcestruzzo che si sgretola in continuazione, ferri di armatura esposti all’ aria, presentanti pesanti segni di corrosione da ruggine, radici di edera secca, oltre ad edera verde, che, opportunamente è stata strappata, ma molta, rimasta abbarbicata al calcestruzzo con i suoi barbigli, provoca la screpolature del calcestruzzo stesso, causandone la progressiva distruzione.

Pare che la segnalazione agli uffici dell’ANAS competenti sia stata fatta. Ma ancora non si vede alcun segno di intervento. Inoltre il comune, visto che gode dell’usufrutto dell’area sotto il viadotto per usarlo come parcheggio, sembra non notare questi segni di usura, e continua a consentire il parcheggio dei veicoli, senza predisporre alcuna segnalazione in merito al pericolo….

Forse sarebbe il caso che qualche amministratore locale, o qualche dirigente dei vari uffici comunali, si prendesse la briga di segnalare il pericolo e vietare il parcheggio sotto il viadotto, prima di essere costretti a piangere danni o, peggio ancora, vittime! #Cosenza