L’uomo chiave della maxi retata è il Mullah Krekar, 59 anni, curdo iracheno, fondatore nel 2001 dell’organizzazione Ansar al Islam, ora vicina all’Isis, e già in carcere in Norvegia. Arrestate altre 17 persone – 16 curdi e un kosovaro – indagate con l’accusa di associazione con finalità di #terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalità del reato. All’operazione, coordinata dall’agenzia dell’#Unione Europea Eurojust, hanno collaborato i carabinieri del Ros e le autorità giudiziarie e di polizia di Norvegia, Regno Unito, Finlandia, Germania e Svizzera.

Chi è il Mullah Krekar

Nel 1991 Faraj Ahmad Najmuddin, meglio noto come Mullah Krekar, era emigrato in Norvegia – della quale la moglie ed i 4 figli sono cittadini – perché “perseguitato” dal regime di Saddam Hussein e lì aveva ottenuto asilo politico.

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E’ stato arrestato più volte e condannato per istigazione all’odio e alla violenza e dal 2012 è in carcere per aver minacciato di morte Erna Solberg, l’attuale primo ministro norvegese, membro del partito conservatore e l’ex premier Kjell Magne Bondevik, che intendeva espellerlo dalla Norvegia.

Sul web ha creato una sorta di università virtuale – un sito Internet – per indottrinare e reclutare giovani allo scopo di mandarli a combattere contro i regimi “infedeli” che governavano il Kurdistan iracheno. Fino al 2011- 2012, epoca in cui sono iniziate le indagini che hanno condotto al maxi - blitz di giovedì 12 novembre 2015, era ancora attiva l’organizzazione Ansar al Islam, fondata dallo stesso mullah nel 2001 per creare uno stato islamico in Kurdistan, poi questa ha subito la sconfitta che ne ha decretato la distruzione e si è alleata con l’#Isis.

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Arresti in tutta Europa

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del mullah Krekar e l’ordine di arresto per altre 17 persone – 16 curdi ed un kosovaro – è stata emessa dal Gip del Tribunale di Roma nell’ambito di un’operazione a cui hanno partecipato i carabinieri del Ros e le autorità giudiziarie e di polizia di Norvegia, Regno Unito, Finlandia, Germania e Svizzera, con il coordinamento dell’agenzia dell’Unione europea Eurojust. Gli arrestati progettavano di compiere attentati in Medio Oriente ed in Nord Europa, ma non in Italia, ha riferito il comandante dei Ros Giuseppe Governale, le cui affermazioni sono state confermate dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dall’aggiunto Giancarlo Capaldo. I bersagli dei terroristi, ha continuato Governale, potevano essere diplomatici norvegesi e inglesi per fare pressioni sui loro governi affinchè il Mullah Krekar venisse rilasciato.

In Italia la cellula più importante

Anche se non ci sono prove che l’organizzazione, chiamata “Rawti Shax”, intendesse colpire il nostro Paese, la sua principale cellula si trovava proprio qui ed in particolare a Merano, in provincia di Bolzano, dove operava a scopo di reclutamento un jihadista di nome Abdul Rahman Nauroz.

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Egli agiva attraverso Internet e tenendo vere e proprie lezioni nel suo appartamento nella città altoatesina, per convincere giovani musulmani a partire per la Siria e compiere attentati suicidi. Due di questi giovani, a loro volta arrestati, si chiamano Hasan Saman Jalal e Hodza Eldin, l’uno curdo iracheno e l’altro kosovaro, che si era già recato in Siria e perciò considerato un modello da imitare da parte degli altri aspiranti jihadisti. Nel nostro Paese, oltre che nella provincia di Bolzano, sono stati eseguiti arresti nella provincia di Parma e Brescia nei confronti di Hama Mahmoud Kaml, Abdula Salih, Mohamad Fatah Goran e Jamal Ibrahim.