Un’ennesima tara del sistema di sicurezza belga. Ad aggiungere cenere al fumus persecutionis sulle forze dell’ordine, anzi di un ordine disordinato vista la frammentazione delle istituzioni federali, è la vicina di casa Olanda. Da quanto riportato dal quotidiano belga La Dernier Heur a mettere la spada nel petto è “le ministre de la Justice” nederlandese Ard van der Steur, rispondendo a 166 domande in una audizione nella Camera dei rappresentanti a Le Haye. Senza allusioni e circonlocuzioni, il ministro ha ammesso che la Fbi aveva passato informazioni sugli attentatori dello Zaventem, i fratelli d'Ibrahime Khalid El Bakraoui, il 16 marzo.

Il 17 marzo le medesime indiscrezioni filtrano nei database belga per uno scambio con la polizia olandese. Nelle stanze dei servizi segreti belga si rumoreggia sui nuovi sospetti. Ma è coas calmo: il 22 marzo i due giovani danno atto al loro piano. Forse non solo per dimostrare la loro sete disperata di harem e pronunciare quella frase che ormai è l’epitafio dei lupi neri: Allah è grande. La ratio della strage potrebbe spiegarla solo “l’homme avec le chapeau”, l’uomo con il cappello ancora senza identità e a piede libero. Intanto la PJF di Claude Fontaine non ci sta al mea culpa e smentisce che sia avvenuta qualsiasi informativa.

El Bakraoui, da sorvegliato speciale a uomo libero

I due kamikaze erano da tempo sotto la lente internazionale.

La Turchia aveva rifiutato di prendere a carico Ibrahim El Bakraoui, di ritorno dalla Siria, e il 14 luglio procede all’estradizione presso le autorità olandesi. Come e perché sia avvenuto il trasloco in una palazzina a Moelbeek è un’altra questione di imbarazzo. Il ministro van der Steur si è tolto il cappio accusando Schengen: colpa della libera circolazione delle persone da un confine all’altro.

Ma troppa libertà si è data a chi doveva essere sorvegliato speciale, quanta può essere la libertà conquistata da chi diventa uno sconosciuto; infatti El Bakraoui scompare presto dai radar dei servizi segreti internazionali, dopo una lunga presenza, fin dal 25 settembre, nella watchlist delle persone ricercate dall’agenzia americana.

Forse l’etere non è più garantito per la trasmissione delle notizie e crea impaccio alla cooperazione? Più che la negligenza, gli attentati di Bruxelles consegnano l’immagine di nuclei investigativi autistici, laddove sarebbe opportuna un’azione solidale vista la mobilità dei combattenti in nome di Allah.