Non è comprensibile come in un momento di particolare criticità per la caldera dei #Campi Flegrei, stia calando l’attenzione scientifica e nel contempo, stia aumentando l’interesse per lo sfruttamento geotermico dell’area.

Le considerazioni sono del geofisico Enzo Boschi, pubblicate nella sua rubrica su “Il Foglietto della Ricerca”. Una dettagliata analisi che mette a confronto la situazione attuale del super #Vulcano flegreo con i programmi del cosiddetto progetto “Scarfoglio” che, come risulta da documenti pubblici, vede impegnata l’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, nello sviluppo dell’energia geotermica.

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Un piano in sé molto interessante se non fosse che richiede la perforazione di un’area dove, non solo è concentrata maggiormente l’attività sismica recente ma si trova ad appena due chilometri dal centro di Pozzuoli.

Un intervento che appare ancor più inopportuno dopo l’allarme lanciato proprio da alcuni scienziati dell’Ingv, con un articolo pubblicato su Nature Communication il 20 dicembre scorso. Nello studio, i ricercatori illustrano, in maniera concreta, i preoccupanti segnali di risveglio dei Campi Flegrei.

Le contraddizioni dell'Ingv

Infatti, la pressione del magma è diventata critica durante la risalita verso la crosta terrestre. Attualmente, è al limite dei valori di tolleranza. Se dovesse aumentare ancora, è prevedibile una rapida e pericolosa evoluzione dell’attività vulcanica.

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Del resto, sottolinea Boschi, i Campi Flegrei è da decenni che destano preoccupazioni. Infatti, negli anni tra il 1982 e 1984, la popolazione dovette lasciare il centro storico di Pozzuoli a causa del bradisismo e di uno sciame sismico che fece temere l’imminenza di un’eruzione che, per fortuna, non avvenne. Ma il vulcano è da anni in allarme giallo (2 su una scala di 4).

Che il super vulcano flegreo sia il più pericoloso d’Europa, non è una mistero. Con una spaventosa esplosione, 39mila anni, provocò la più devastante eruzione degli ultimi 200mila anni in Europa, come emerge da uno studio realizzato dall’Ingv, coordinato da Antonio Costa.

Ma il pericolo attuale non è di queste proporzioni. Negli ultimi 10mila anni le eruzioni sono state tutte più modeste, ma il problema è l’alta densità abitativa della zona che, anche nel caso di un modesto fenomeno eruttivo, avrebbe conseguenze gravissime.

Tanto più che manca un adeguato programma di evacuazione sia per i Campi Flegrei che per il Vesuvio e ancor più grave se si considera, secondo Boschi, che non esistono precedenti tali da consentire di stabilire, con certezza, il tempo che precede l’eruzione di un vulcano dormiente.

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Campi flegrei e Solfatara

Il professore è anche stupito dal mancato coinvolgimento dei maggiori esperti mondiali per affrontare un problema così serio, come testimonia l’articolo di Nature.

Invece pare che l’Ingv, d’accordo con il Ministero dello sviluppo economico, abbia deciso di spostare la propria attenzione sul fronte produttivo e avviare lo sfruttamento dell’energia geofisica proprio nell’area della Solfatara dove, attualmente, si registrano i fenomeni più intensi.

E si resta ancora più perplessi quando si scopre che i maggiori interessati allo sfruttamento energetico, consorziati nella società Amra, sono gli stessi che “dovrebbero rivolgere particolare attenzione alla crisi in corso”: Invg e Università.

Boschi auspica che al più presto intervengano la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Miur per ricordare all’Ingv che i suoi compiti istituzionali riguardano la sicurezza dei cittadini e non gli affari.

#Terremoto