Emanuela Orlandi sparì a soli 15 anni alle 19 di mercoledì 22 giugno del 1983, ben 34 anni fa, e da allora pare che nessuno abbia più avuto sue notizie. Ma alla luce del recente dossier reso noto oggi, 18 settembre, pare che qualcuno potrebbe saperne di più sulla sua scomparsa.

Le rivelazioni di Fittipaldi

Il documento che, pare, arriva dalla Santa Sede è scioccante: pare che nel corso degli anni siano stati sborsati 483 milioni di lire perché la ragazza venisse "allontanata". La fonte è un'inchiesta diventata libro, "Gli impostori" di Emiliano Fittipaldi, che svela nuove direzioni sulla vicenda della 15enne scomparsa.

Se quanto riportato dallo scrittore corrispondesse al vero, allora avremmo per anni creduto ad una sparizione che in realtà era una farsa. Fittipaldi avrebbe ricevuto dei documenti da una fonte che per settimane aveva tergiversato e spesso negato di avere le carte ricercate dallo scrittore, affermando di averle solo lette e non di possederle. Alla fine però le carte sono passate di mano, forse per un ultimo tentativo di fare luce sulla nebulosa questione.

I documenti altro non sarebbero che una cartellina verde con una lunga lettera scritta a macchina e datata marzo 1998. Il mittente è il cardinale Antonetti, ex capo dell'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede e i destinatari sono i monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran, allora rispettivamente il sostituto per gli Affari generali della segreteria della Santa Sede e il responsabile dei Rapporti con gli Stati, vicinissimo al Papa nelle sue missioni estere.

I due ecclesiastici erano ai vertici della Curia e probabilmente si occuparono della vicenda Orlandi. Non è la prima volta infatti che il nome di Re compare legato a questo caso: già nel 1997 era collegato alla prima sentenza istruttoria sul caso. La presunta lettera non è firmata a penna e neanche mai protocollata, come affermato dallo stesso scrivente, perché così richiesto.

Il testo

La lettera è un resoconto delle spese vaticane per alcune azioni legate ad Emanuela Orlandi, il cui nome e data di nascita compaiono nel titolo della missiva. Dice anche che l'Amministrazione della Santa Sede ha redatto il documento come sunto delle uscite necessarie alle attività collegate all'allontanamento domiciliare e di alcune azioni successive riguardanti la ragazza, cittadina del vaticano.

Ci sono vari elenchi di resoconti bancari e di attori che hanno interagito con spostamento di quella somma, enorme per quei tempi, di quasi mezzo miliardo di lire. Il documento sarebbe dunque una lettera che accompagnava fatture e allegati comprovanti le spese sostenute, dal 1983 al 1997. Il Vaticano ha sempre negato di essere al corrente di qualsiasi informazione atta a far luce sulla scomparsa della ragazza nonostante 34 anni di investigazioni da parte di giudici diversi.

A cosa servirono tutti quei soldi?

L'elenco è dettagliato e nelle pagine del rendiconto appaiono cifre e movimenti di persone, spesso da Roma a Londra, di spese per ostelli per la gioventù gestiti da ecclesiastici, e di ricoveri in un ospedale inglese, nel reparto di ostetricia e ginecologia.

Ma soprattutto è scioccante leggere come, secondo il documento, le spese sostenute per l'allontanamento, o il soggiorno all'estero, della ragazza si siano protratte fino alla fine degli anni '90, quando invece ormai si credeva sparita da tempo. Per l'autore del libro il documento è inquietante: non ha dubbi che esca dal Vaticano, ma se questo fosse vero la cosa getterebbe ancor di più nel torbido una delle vicende più discusse della Santa Sede; se invece fosse un falso, una montatura, sarebbe un documento apocrifo, fatto con arte e con uno scopo ben preciso, perché gli elementi veritieri e documentabili sono troppi per non venire da una fonte "che sa".