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Come se non bastassero i conflitti armati e la minaccia di terrorismo permanente in Medio Oriente, la frontiera tra #iran e #iraq è stata colpita da un violento terremoto di 7,3 gradi nella scala di Richter. I numeri sono in continuo aggiornamento, ma al momento le vittime mortali in Iraq sono 307, secondo i primi bilanci delle autorità. Continue frane rendono ancora più difficile i soccorsi. Circa 1700 persone sono rimaste ferite e hanno bisogna di un’assistenza immediata.

Le zone più colpite dal sisma in Iraq

Secondo l'Istituto geologico degli Stati Uniti, l’epicentro del terremoto è stato registrato ad una profondità di 25 chilometri, circa 30 chilometri a sud-ovest di Halabja, una città che si trova nella zona montuosa della provincia di Suleimaniyeh in Iraq.

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Il terremoto [VIDEO] è stato registrato alle 20:18 (ora italiana), ed è stato percepito anche in Turchia, dove però non sono stati registrati danni e vittime. Quasi alla stessa ora, un altro terremoto si è registrato in Costa Rica [VIDEO]. Le immagini del terremoto in Iraq diffuse sui social network sono devastante. Gli abitanti di Sulaimaniyah, una delle località al nord dell’Iraq che è rimasta più colpita, fuggivano disperati tra le macerie. Nella zona di Danbandikan sono numerose le strutture crollate o comunque hanno riportato evidenti danni.

Gli effetti del terremoto in Iran

In Iran il terremoto ha lasciato 328 morti (anche questi numeri sono in aggiornamento) e circa 2500 feriti. Il bilancio è stato diffuso dal governo di Teheran. Le autorità hanno annunciato che oggi le scuole resteranno chiuse in tutte le zone colpite dal sisma e anche nella provincia di Kermanshah.

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Sono stati dichiarati tre giorni di lutto nazionale per le vittime.

Anche ad aprile del 2013 in Iran si erano registrati due #Terremoti- con distanza di sei giorni – di circa 6,4 gradi nella scala di Richter e di 7,7 gradi nella scala di Richter-. Era il sisma più forte dal 1957 e aveva lasciato 40 morti. Invece a giugno del 1990 un terremoto di 7,4 provocò 40mila vittime e 300mila feriti.

Gli aiuti arrivati dalla Turchia

Dopo il sisma registrato nella frontiera tra Iraq e Iran, la Turchia è stato il primo Paese vicino ad inviare aiuti immediati alle zone colpite. Secondo rappresentanti del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), che governa la regione autonoma kurda con capitale ad Erbil, sono partiti soccorritori e materiale per l’assistenza delle vittime.

La Mezza Luna Rossa Turca (Kızılay) e l’Agenzia di Gestione di Disastri ed Emergenza tuca (AFAD) hanno inviato 8 macchine di emergenza e circa 40 membri del personale, così come 4mila tende, 7mila coperte e un camion carico di alimenti.

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Inoltre, il ministro della Sanità turco, Ahmet Demircan, ha confermato l’arrivo di personale specializzato del Gruppo Medio Internazionale (UMKE) per aiutare nelle operazioni di ricerca di superstiti: “Abbiamo fatto le gestioni e siamo pronti per aiutare al nord dell’Iraq”. Ha assicurato che il governo di Ankara è in contatto con le autorità della regione irachena.

Una rete di sostegno

Secondo gli esperti in sismologia, erano 400 anni che un terremoto così non si registrava nella regione. A Bagdad, che è lontano circa 300 chilometri dell’epicentro, si è sentito il sisma con molta forza per più di 20 secondo. Anche in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti è stato percepito il terremoto. In Turchia è stato sentito a Diyarbakır, Batman, Mardin, Hakkari, Van, Muş e Şırnak.

Forse la tragedia umana che attraversano Iraq e Iran per colpa del terremoto potrebbe riattivarsi un sistema di sostegno e solidarietà in una zona del mondo dove finora regnano i conflitti interni. Una luce, dunque, in mezzo al buio.