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I primi a crederci erano stati i 'fans' di Donald Trump. I simpatizzanti del presidente americano al di fuori dagli States non sono pochi ed è facile individuarne la matrice politica. Non è un mistero che la destra populista lo sostenga ed anche determinati organi di stampa politicizzati e tendenti a destra avevano enfatizzato, meno di una settimana fa, i presunti successi del numero uno di Washington in estremo oriente. L'accerchiamento militare alla #corea del nord era andato di pari passo con quello politico, dopo il lungo viaggio di Trump in cerca di consensi e, magari, di nuovi alleati in estremo oriente. Ma di più di ogni altra cosa, il presidente degli Stati Uniti mirava al beneplacet della Cina per eventuali azioni miitari nei confronti dell'insolente dittatore di Pyongyang.

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Quel nulla osta non c'è e non ci sarà mai, a meno che Kim Jong-un non tenga fede fino alle estreme conseguenze a quell'immagine di 'pazzo' con cui lo hanno dipinto in Occidente. Il successo più grande, sottolineato per l'appunto da qualche testata online, era comunque quello di aver placato le provocazioni nordcoreane. Dopo quasi due mesi e mezzo però Kim ha lanciato la sua nuova sfida [VIDEO] e l'ultimo missile testato, caduto in maniera assolutamente sfrontata nelle acque territoriali giapponesi, sarebbe il famoso vettore in grado di minacciare direttamente il territorio degli Stati Uniti e di colpirlo con una testata nucleare. Il modello sperimentato si chiama Hwasong-15 ed avrebbe una gittata superiore ai 13.000 km, dunque in grado di colpire senza patemi la costa orientale americana (Washington dista 11.000 km da Pyongyang).

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Dopo il test, è arrivato puntuale il proclama del regime: "Siamo uno Stato nucleare e tutto il territorio americano è nel nostro mirino".

Cosa manca ai missili di Kim?

Sulla capacità balistica dei vettori nordcoreani ci sono pochi dubbi ed i tanti presunti esperti militari che parlavano di 'armi giocattolo' e 'missili di cartapesta', individuandoli con occhio felino nelle imponenti parate del regime, sono stati costretti ad ammettere gli evidenti progressi missilistici del piccolo Stato comunista. Già lo scorso luglio i due Hwasong-14 testati dalle forze armate di Pyongyang hanno dimostrato una capacità balistica notevole ed è stato stimato che, se lanciati alla corretta altezza, possono colpire obiettivi fino a quasi 10.000 km di distanza [VIDEO]. Il vettore è perfettamente in grado di trasportare una testata nucleare e viaggia in parte con volo suborbitale, con possibilità di sganciare la testata a circa 1.600 km dalla superficie terrestre. Quest'ultima può dunque raggiungere l'atmosfera per la detonazione ed anche una nazione con un'alta tecnologia militare come gli Stati Uniti potrebbe avere ben poche possibilità di difesa.

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A conferma di questo inquietante aspetto c'è un parere importante, quello del portavoce del Pentagono, Jeff Davis, che nel corso di un'intervista a Reuters ha dichiarato che i test effettuati sui meccanismi di difesa al missile Hwasong-14 hanno dato risultati contrastanti. L'unico conforto degli analisti bellici dello Stato maggiore USA è la probabilità che i tecnici nordcoreani non siano ancora in grado di armare i propri vettori con testate atomiche o, per essere più precisi, non sarebbero ancora capaci di assicurarne la piena funzionalità. Ogni missile nucleare, infatti, deve essere dotato di un 'veicolo di rientro atmosferico' che ne protegge la testata dai fortissimi contraccolpi termici e fisici che incontra durante il suo volo sopra l'orbita terrestre. Senza questo accorgimento, la testata potrebbe risultare danneggiata dal rientro nell'atmosfera e non innescare la reazione nucleare. Considerati i passi da gigante mostrati in meno di un anno, però, non da escludere che questo inconveniente tecnico possa essere in fase di superamento.

Quante sono le testate nucleari del regime?

In ogni caso, se per ristretto 'club nucleare' si intendono quei Paesi che dispongono di testate di distruzione di massa, la Corea del Nord ne fa parte dal 2006, anno in cui venne fatto detonare per la prima volta un ordigno atomico. A quell'epoca il leader era Kim Jong-Il, padre dell'attuale guida suprema. A distanza di 11 anni, le testate di cui dispone la Corea del Nord sarebbero una decina, ma si tratta comunque di una stima che risale a qualche anno fa. In questo arco di tempo sono stati testati 6 ordigni, gli ultimi 4 durante il governo del giovane Kim. Negli ultimi due test, quello del settembre 2016 e quello di dodici mesi dopo, sarebbero state fatte esplodere due bombe H, ma le fonti in questo caso sono nordcoreane e gli esperti nutrono ancora perplessità sull'effettiva natura dei due ultimi esperimenti. Per i non esperti, ricordiamo invece che la differenza sostanziale tra la bomba nucleare e la bomba all'idrogeno sta nel processo di detonazione: la prima libera energia sfruttando la scissione dell'atomo, la seconda si basa sulla fusione dello stesso ed è molto più potente. La magnitudo fatta registrare sui luoghi dei test dimostra che, effettivamente, la potenza degli ordigni dal 2006 al 2017 è stata crescente.

L'esercito nordcoreano

Le tipologie di missili a disposizione delle forze armate della Corea del Nord sarebbero all'incirca una ventina, tra proiettili d'artiglieria a largo calibro, missili da crociera, vettori a corto e medio raggio e vettori intercontinentali. In fase di sviluppo anche missili sottomarini e veicoli di lancio satellitare. Lo sforzo indirizzato alla sperimentazione delle capacità balistiche e nucleari avrebbe però portato a trascurare i mezzi tradizionali di cielo, terra e mare. La maggior parte sarebbero obsoleti, ma i numeri sono comunque impressionanti: Kim Jong-un può contare su circa 1 milione e 190 mila effettivi e 7 milioni e 700 mila riservisti, un potenziale notevole se consideriamo che la Corea del Nord supera di poco i 25 milioni di abitanti. Relativamente alle truppe di terra, l'esercito di Pyongyang dispone di 950 mila effettivi, 4.200 carri armati, 2.200 veicoli corazzati, 8.600 pezzi d'artiglieria di fanteria e 5.500 lanciarazzi multipli. L'aviazione può contare su 110 mila effettivi, 800 aerei da combattimento, 300 elicotteri ed oltre 300 mezzi di trasporto aereo. La marina, infine, conta 60.000 militari, 70 sottomarini, 430 mezzi armati di ricognizione, 260 mezzi anfibi, 20 mezzi per mine navali e 40 navi da supporto. La fonte di queste cifre è il Pentagono e l'ultima stima risale al 2015. Per dare comunque un'idea dell'imponenza delle forze armate nordcoreane, basta citare che gli Stati Uniti dispongono di 1 milione e 400 mila militari attivi, 9.000 carri armati, 14.000 mezzi aerei, 920 elicotteri e 72 sottomarini.

Una guerra possibile?

In fin dei conti queste stime non devono stupire. La Corea del Nord vive in uno stato di 'guerra fredda permamente' e si prepara ormai da anni, da ben tre generazioni di leader, all'invasione americana. Poco importa che, dopo l'armistizio che nel 1953 pose fine alla Guerra di Corea, non sia mai scoccata 'l'ora segnata dal destino', tanto per citare un celebre dittatore di casa nostra. Da oltre sessant'anni ogni cittadino nordcoreano considera la guerra alle porte e vive in una sorta di dimensione sospesa. Se vogliamo fare una doppia trasposizione letteraria, il Nord della penisola coreana è come la Fortezza Bastiani di Dino Buzzati immersa in uno scenario da '1984' di George Orwell. Nonostante il lungo braccio di ferro del giovane dittatore asiatico con Donald Trump e nonostante gli ultimi sviluppi che, comunque, non aggiungono nulla di nuovo ad una situazione di stallo che dura ormai da mesi, è difficile pensare che allo stato attuale la famosa goccia possa far traboccare il vaso di una tensione che ha scavalcato il mezzo secolo di vita. I rischi che la situazione precipiti ci sono, inutile negarlo, anche se c'è una lontana possibilità che, nel momento stesso in cui la Corea del Nord raggiungerà il suo status di potenza nucleare accertata, il suo leader accetti di sedersi ad un tavolo e negoziare. Trump ha invocato ancora una volta l'aiuto della Cina che, quasi inutile sottolinearlo, è in possesso delle uniche leve in grado di ridimensionare il chiasso dello scomodo vicino. Alla fine, però, un pittoresco dittatore che tiene sulle spine una superpotenza rivale con argomenti piuttosto seri non è poi così sgradito dalle parti di Pechino. Ma c'è un grosso rischio, quello che questa mina vagante alla fine possa non essere più controllabile e si trasformi in una scheggia impazzita. #Esteri