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A Drag, un piccolo villaggio della Lapponia di 2mila abitanti nel comune di Tysfjord, le vittime di violenze sessuale sarebbero circa un'ottantina, tra uomini, donne e numerosi bambini. I sospetti stupratori invece sono 92. Numeri da capogiro per una località di modeste dimensioni. La vicenda è venuta a galla grazie alle testimonianze di una decina di persone che hanno riferito di essere state vittima di violenza carnale nel villaggio. La storia ha attirato l'attenzione della nota testata inglese Guardian, secondo il quale i presunti casi di abusi sarebbero almeno 151 [VIDEO], e le vittime avrebbero un'età compresa tra i quattro ed i settantacinque anni.

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La comunità Sami

La maggioranza delle vittime, così come i carnefici, farebbero parte della comunità Sami, in passato conosciuti come lapponi, una popolazione nomade che vive in un territorio compreso tra #Norvegia, Svezia e Finlandia la cui attività economica prevalente è l'allevamento della renna. L'indagine delle forze dell'ordine ha avuto inizio dopo che il quotidiano "Verdens Gang" (VG) si è occupata del caso, dando spazio ai racconti di undici persone che raccontavano di essere state aggredite a Tysfjord, un villaggio ubicato nei pressi del Circolo Polare Artico con meno di duemila residenti. L'inchiesta portata avanti dalle autorità è riuscita a identificare almeno ottantuno vittime e 92 presunti violentatori, tra i quali tre donne. Inoltre alcune delle vittime figurerebbero a loro volta anche nell'elenco dei presunti carnefici.

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Di queste persone circa 7 su 10 appartengono alla comunità Sami. La maggioranza di queste persone come religione fanno parte della chiesa luterana Laestadiana, un movimento luterano nato nella metà del diciannovesimo secolo, fortemente influenzato dal pietismo e dal moravianesimo. Si tratta del più importante movimento revivalista dei Paesi nordici.

Molti casi sono già caduti in prescrizione

Dei 151 casi di stupro accertati dalle forze dell'ordine - tra i quali più di quaranta commessi su bambini - oltre cento sono già finiti in prescrizione a causa del superamento dei limiti di tempi entro i quali i reati sono punibili. Alcuni casi infatti risalirebbero addirittura al 1953. Secondo Tone Vangenin, un ufficiale della Polizia che ha presieduto una conferenza stampa sul caso, non ci sarebbero motivi per collegare la provenienza etnica e la fede religiosa agli abusi che sono stati compiuti, ma ha evidenziato che all'interno della comunità Sami ci sono dei meccanismi che avrebbero reso difficoltoso fare emergere la questione. Alcuni dei sospetti stupratori però si sarebbero rivolti alla religione per il pentimento anziché alla giustizia. La donna infine si è scusata a nome della polizia per il ritardo con cui le autorità hanno agito, ignorando il fatto che in passato erano state presentate varie denunce [VIDEO]. #violenza sessuale