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L'#India potrebbe essere sull'orlo di una grande vittoria per i diritti gay, dopo che la Corte Suprema del paese ha accettato di riesaminare una legge dell'era coloniale che bandiva il sesso tra gli uomini. Poche ore fa, il tribunale ha dichiarato che conferirà sulla validità della sezione 377 del codice penale indiano la quale, modellata su una legge britannica del XVI secolo, vieta "il rapporto carnale contro l'ordine della natura con qualsiasi uomo, donna o animale".

Nel frattempo un principe indiano, Manvendra Singh Gohil, con un gesto del tutto controcorrente, ha annunciato che metterà a disposizione i suoi 15 acri per costruirvi centri d'accoglienza.

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Il reale, ostracizzato dalla sua famiglia dopo aver fatto coming out nel 2006, ha avviato l'organizzazione a sostegno dei diritti gay, volta ad educare le persone sulla prevenzione dell'HIV/AIDS [VIDEO].

"In India abbiamo un sistema familiare particolare, che ci condiziona allo stare con i nostri genitori - ha dichiarato il principe - Nel momento in cui provi provi a fare coming out, ti viene detto che verrai buttato fuori e che la società ti boicotterà".

L'interdipendenza finanziaria, dunque, diviene l'unico elemento vincolante per l'individuo: "Voglio dare alle persone un empowerment sociale e finanziario, così alla fine coloro che vorranno fare coming out non saranno colpiti, avranno il loro sistema di sicurezza sociale e non farà differenza se saranno diseredati".

L'intervento della Corte Suprema

L'omosessualità rimane un grande tabù all'interno della società indiana, punibile dalla legge nel paese.

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Tuttavia, già l'estate scorsa, la Corte Suprema dell'India ha emesso una sentenza che conferma il diritto delle persone appartenenti comunità #LGBT, di esprimere la propria sessualità senza discriminazioni [VIDEO].

"Un gruppo di persone o individui che esercitano la loro scelta, non dovrebbe mai rimanere in uno stato di paura - ha riferito la Corte - La scelta non può essere consentita per attraversare i confini della legge, ma questi ultimi non possono calpestare o limitare il diritto intrinseco incorporato in un individuo ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione".

L'articolo 21, infatti, recita: "Nessuno può essere privato della sua vita o della sua libertà personale se non secondo la procedura stabilita dalla legge". I giudici, dunque, garantendo il diritto alla privacy, hanno stabilito che il proprio orientamento è coperto dalle clausole della Costituzione indiana che si collegano alla libertà. La sentenza apre la strada alla perseguibilità delle pratiche discriminatorie nei confronti delle persone LGBT nel paese. #Superuovo