Per l'italiano medio, parlare di "trans" evoca immediatamente la pornografia, la prostituzione, la cronaca mondana. Qualcuno si spinge fino a paragonare il transessualismo all'anoressia, come se si trattasse soltanto di una pulsione a distruggere il proprio corpo.

Monica Romano, con la semplice forza del vissuto, ribalta questi miti nel suo ultimo libro. E semplice (quanto eloquente) è anche il titolo: "Trans. Storie di ragazze XY" (Milano 2015, Mursia).

L'autrice

Monica Romano è un'attivista LGBT. Ha cominciato la propria militanza nel 1999, con l'associazione Arcitrans. Ha poi fondato "La Fenice - Transessuali & Transgender Milano", di cui è stata presidentessa fino al marzo 2009.

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Si è laureata in Scienze Politiche nel 2007, con una tesi sulla discriminazione delle persone transgender nel mondo del lavoro.

Ha scritto anche: "Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione" (2008). Ha contribuito a realizzare due documentari sulla realtà transgender. E' una colonna del circolo TBGL "Harvey Milk" di Milano.

Romanzo d'ispirazione autobiografica

"Ragazze XY" è un termine originale e pregnante per descrivere chi sia una mtf, "male to female": una donna i cui cromosomi sessuali sono maschili, XY, appunto. C'è, nell'espressione, la consapevolezza di non essere un "uomo travestito" (l'identità risiede nel profondo della psiche); e c'è la coscienza di un vissuto che non è quello delle donne biologiche. Il DNA e l'anima, ugualmente, non si cancellano.

Di questo parla Monica Romano, in quello che la pagina Facebook dedicata definisce "romanzo di ispirazione autobiografica".

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Sulla carta, la protagonista si chiama Ilenia. E' una bambina (agli occhi degli altri, bambino) molto sensibile e sognatrice. Lo scherno dei coetanei la spinge a ritagliarsi spazi di solitudine e preghiera.

La madre incoraggia i suoi successi scolastici. Il padre, cameriere, è stanco del proprio lavoro e la spinge a studiare per "non diventare come lui". "Però, non dimenticare mai da dove vieni, che sei figlio di operai. Lo sai che tuo nonno, mio padre, ha organizzato la prima occupazione di un ristorante in Italia?" (pag. 17).

A quattordici anni, il primo amore, fatto solo di sogno. I tentativi di sembrare "più maschio". Ma, dopo aver reagito per la prima volta contro un gruppo di bulli, Ilenia rifiuta quel mascheramento. Non viene buttata fuori di casa, come succedeva ad altri "femminielli" negli anni '90, ma il padre è sempre più distante da lei.

Un'altra transgender, Giulia, le mostra il mondo notturno in cui quelle come loro possono sì vivere la propria identità, ma solo a uso e consumo di maschi pruriginosi.

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"Non fidarti mai di un uomo che dice di amarti" (pag. 52). Per Ilenia, arrivano davvero uomini sbagliati - e la prospettiva fatalistica della prostituzione. Poi, scopre l'associazionismo, col circolo presieduto da Dalila Dubois: un incontro-scontro di vissuti diversi.

Uno scoglio non da poco sono i colloqui con la psichiatra che dovrebbe autorizzare la transizione medica di Ilenia. "Per questa donna io sarei una malata di mente, anzi, un malato di mente. Ecco perché si rivolge a me con la stessa condiscendenza che userebbe con il pazzo convinto di essere Napoleone Bonaparte" (pag. 90). Una risposta "sbagliata" potrebbe cancellare la speranza. Ma la lucidità di Ilenia ha la meglio.

Il percorso continua, con i cambiamenti portati dagli ormoni, le operazioni sempre più complesse che gravano sul magro bilancio. Ilenia sa che lo studio e la professionalità saranno indispensabili per essere accettata socialmente. Si batte con altre donne mtf perché la loro immagine non sia più quella della prostituta o del fenomeno da baraccone. E, fra gioie e dolori, arriverà anche l'amore.

Una vita in salita che contiene la storia di altre vite - e della comunità umana. Perché, come si suol dire, nessuno è un'isola. #Libri da leggere