Fanno da sempre discutere le opere del 57enne belga Jan Fabre, lui definisce le proprie performance artistiche ma si tratta di opere che mostrano per lo più crudeltà verso il regno animale.

Le opere che hanno indignato l'opinione pubblica

Le opere di Fabre hanno indignatoil popolo animalista (e non solo) in quanto sono celebri per ridicolizzare animali sia vivi che morti. Tra i tanti lavori firmati Jan Fabre troviamo "Il carnevale dei cani randagi", opera che nel 2006 fu esposta al museo delle Belle Arti di Anversa in cui si potevano trovare dei cani morti appesi in aria a dei ganci di ferro, con dei cappellini carnevaleschi in testa, avvolti da stelle filanti e con dei coriandoli ad adornare la stanza dell'esposizione.Nell'anno seguente invece ci fu "Il reclamo dei gatti randagi morti", un'opera che vede esposti novegatti appesi a dei ganci da macelleria.

Ha fatto molto discutere anche l'esposizione che vede uno scoiattolo imbalsamato in bocca ad un teschio.Nel 2012 fece infuriare diversi spettatori quando, ad Anversa (sua città natia), si esibì lanciando in aria dei gatti vivi, dalle scale del municipio della città.

Lo scorso aprile, ospite a Firenze, si cimentò in una curiosa esibizionecaratterizzata da una metamorfosi in cui Fabre si "trasformò" in un verme. Arrivato in giacca e cravatta in piazza della Signoria cominciò letteralmente a strisciare per la piazza tra i celebri monumenti fiorentini.

La petizione online

Qualche mese fa è stata lanciata anche una petizione online (che ad oggi ha raccolto quasi 52.000 firme) per richiedere a Nardella, sindaco di Firenze, dinon ospitare Fabre nella città fiorentina, in quanto quest'ultima può vantare opere artistiche e di immenso valore che arricchiscono enormemente il bagaglio culturale del nostro Paese e verrebbe disonorata esponendo ilavori dello scultore belga che, secondo la grande maggioranza dell'opinione pubblica, di artistico non hanno nulla.

La protesta degli animalisti italiani

Sabato 18 giugno, i lavori di Fabre sono statinuovamente esposti in mostraa Palazzo Vecchio di Firenze. Ad "accogliere" le sue opere, c'erano centinaia di animalisti muniti di cartelli e slogan in cui manifestavano tutto il proprio sdegno verso la crudeltà mostrata nelle opere del belga.

Stavolta non c'erano cani o gatti appesi a ganci da macelleria ma, tra le varie esposizioni, sipotevano trovare lavori realizzati con migliaia di gusci di scarabei.

Il grido del presidio nazionale degli animalisti italiani si è distinto come sempre, a gran voce hanno spiegato che ogni essere vivente va rispettato al di là della propria specie di appartenenza, aggiungendo poi chela privazione della dignità nella morte non può avere nulla di artistico.