Due giorni fa il frontman dei Green Day Billie Joe Armstrong, in #concerto il prossimo giugno a Monza, all'American Music Award ha inneggiato contro Donald Trump con lo slogan "No Trump, no KKK, no fascist Usa". È sembrato proprio di tornare alle esibizioni dei Sex Pistols che negli anni 70 cantavano: "God save the Queen from the fascist regime". I noti vocalist che fanno politica rimangono nella memoria dei fans. Così al fenomeno punk è dedicato il Tff, con molti film sold out lo scorso week end nei 12 #Cinema in cui si svolge la rassegna.

Ma le discriminazioni razziali di mezzo secolo fa non sono paragonabili a quelle di adesso. Il Ku Klux Klan fronteggiato da Kennedy non è più quello che il 3 dicembre manifesterà di nuovo pro Donald Trump in North Carolina. Lo ha spiegato una settimana fa al Circolo dei lettori di Torino Paul Beatty, lo scrittore afroamericano che di recente ha vinto il Man Booker Prize con Lo schiavista, romanzo iperreale ambientato in California. Il genere è quello di Ragazzo Negro di Richard Wright, tradotto da Cesare Pavese. Prima di lui, protagonista al Circolo dei Lettori è stato un altro scrittore americano, Don De Lillo, che come Beatty racconta le contraddizioni della società americana. Però il razzismo americano è sempre stato profondamente diverso da quello europeo. Ora entrambi sono legati alla #crisi migratoria. In conflitto ci sono gli insider e gli outsider delle metropoli.

Lo schiavismo come fenomeno globale

Ma nella storia degli afromericani rimane indelebile il segno dello schiavismo. La tratta dei negri, tuttavia, fu un fenomeno globale e pochi sanno che avvenne maggiormente all'interno dell'Africa. Eppure la protesta abolizionista ebbe origine dal senso di colpa del colonialismo europeo e dal pensiero illuminista, anch'esso non privo di contraddizioni: David Hume era certo della superiorità dei bianchi sui neri e John Locke aveva una quota in una società di schiavisti.

È la tesi di Olivier Pètre Grenoulieu, docente all'Université de Bretagne nel suo saggio di storia globale La tratta degli schiavi, mentre John Stauffer, che insegna Storia della Civiltà americana ad Harvard così commenta il film di Gary Gross in cui il protagonista è un vero paladino dell'uguaglianza, durante la Guerra di Secessione: ''Questa non è una storia sulla schiavitù, è una storia di ribellione, e per molti aspetti questi due termini sono all'opposto".

Il caso italiano

In Italia il fenomeno politico del berlusconismo ha indotto scrittori e registi a schierarsi contro lo spettacolarizzazione volta a ottenere il consenso popolare. Pure molti artisti contemporanei sfruttano l'eco scandalistico delle loro opere a fini commerciali come nota Luca Beatrice, ex direttore del Circolo dei lettori. Alcuni intellettuali lo hanno fatto con superficialità, altri con acume come Antonio Tabucchi in Sostiene Pereira e Nanni Moretti ne' Il caimano, sulla scia di Palombella Rossa del 1998, riguardo alla crisi della sinistra italiana. La sua versione restaurata in digitale 4k, viene proiettata oggi in prima mondiale al Torino Film Festival alla presenza del regista. La color correction è stata effettuata da Beppe Lanci, già direttore della fotografia sul set nel 1998, che ha anche recuperato i filmati super 8 originali conservati dal regista.