Chi ha visto "L'ultima tentazione di Cristo" (1988) sa che il suo regista non può essere banale, quando parla di fede. Infatti, "Silence", l'ultimo film di Martin Scorsese, non delude. Anche questo è tratto da un romanzo: "Silenzio", dell'autore giapponese Shusaku Endo. Lo sfondo è quello delle persecuzioni anticristiane nel Giappone dell'era Tokugawa, o periodo Edo (1603-1868).

La scelta dell'ambientazione permette di esaminare i rapporti fra religione e politica, nonché fra Europa ed Estremo Oriente. L'impero del Sol Levante vuole espellere i rappresentanti delle potenze europee che si contendono i mercati asiatici. Questo si ripercuote su ciò che dette potenze hanno in comune: il Cristianesimo, che sta cercando di affermarsi in Giappone.

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La trama di "Silence"

Il film inizia nel 1633. Due giovani gesuiti, padre Sebastian Rodrigues (Andrew Garfield) e padre Francisco Garupe (Adam Driver) ricevono una notizia per loro scioccante: il sacerdote che li ha formati alla fede, padre Ferreira (Liam Neeson), ha ufficialmente abiurato il Cristianesimo, dopo aver tentato di evangelizzare il Giappone. Credendo di trovarsi davanti a una calunnia, partono per il Sol Levante, in cerca di Ferreira.

La loro unica guida è Kichijiro (Yosuke Kubozuka), un pescatore alcolizzato che ha finto di apostatare, per salvarsi dalla morte a cui è andata incontro la sua famiglia. Nei villaggi contadini nei pressi di Nagasaki, i due gesuiti incontrano i cristiani nascosti. La realtà che sperimenteranno sarà tale da portarli al limite della propria fede.

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Conflitto di cultura, conflitto di coscienza

Il segreto di "Silence" sta nello sposare il conflitto culturale a quello di coscienza. Si fronteggiano l'Occidente espansionista, sia negli interessi commerciali, che per universalismo religioso ("Ciò che è vero, è vero ovunque. Per questo, si chiama Verità"), e il Giappone feudale: un Paese che si rifiuta sia di inglobare altri mondi, che di esserne inglobato.

Oltre al Cristianesimo, nel film compaiono lo Shintoismo, religione degli elementi naturali, e il Buddhismo zen, che fungeva di fatto da religione di Stato, nell'era Tokugawa. Per i contadini giapponesi, Cristo è contemporaneamente il garante di un Paradiso dove non ci saranno tasse o fatiche e il divino Sole che risorge. Per la speranza della vita ultraterrena, sono disposti a morire fra atroci torture.

Padre Rodrigues sarà tormentato sia dal loro (forse inutile) eroismo, sia dalla scoperta di un orizzonte ignoto. Per chi non è un contadino oppresso, il Paradiso è una delle tante illusioni di cui liberarsi, per trovare il Vero Sé.

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In più, non sono certo amati la tendenza dei gesuiti a insegnare senza imparare e il loro disprezzo della cultura locale.

Il magistrato incaricato di perseguitare i cristiani è detto "inquisitore": curioso rimando a ciò che è accaduto per secoli nell'Europa cristiana. Un modo per sottolineare come ogni forma di potere si basi sulla violenza e sul plagio della coscienza, al di là di barriere storiche o religiose.

Padre Rodrigues dovrà scegliere tra perseguire i propri sogni di martirio e il suo cuore, che non può sopportare la sofferenza patita da altri per lui. Mentre lui sembra essere più simile a Cristo, Dio tace. La Sua voce tornerà solo quando tacerà l'ego di Rodrigues. Tra il giudizio della Chiesa e quello della coscienza, non sempre è il primo ad aver ragione. E un apostata può non essere un' "anima perduta". #martin scorsese #Cinema #Recensioni