In questa primavera incipiente due significativi eventi perturbano l'ordine subalpino: una memorabile mostra e una targa alla memoria. Curioso che siano uno di fronte all'altro nello stesso isolato di via Po, a Torino dove c'è appena stato un falso allarme bomba.

Finalmente sotto la Mole un'esposizione di valore (altissime le assicurazioni dei quadri) sul futurismo. Movimento da riscoprire, fu l'avanguardia artistica italiana che faceva da contraltare al cubismo e all'espressionismo come forma di modernismo.

Non solo il torinese Giorgio De Chirico con la sua pittura metafisica tendente al surrealismo, ma anche i milanesi Carlo Carrà e Ardengo Soffici con le loro campagne nei luoghi di villeggiatura. E come dimenticare le nature morte di Filippo De Pisis? Lo fanno in tutto settantadue opere, per la prima volta insieme, che si snodano nelle sale dell'elegante Museo Accorsi.

Sono giunte da musei e collezioni private e sono esposte fino a giugno. Si tratta di decennio storiograficamente delicato perché prepara alla I Guerra Mondiale, ma è anche un decennio di grande fermento della pittura italiana dal 1910.al 1920.

Gli idealisti

Per la #letteratura il simbolo sono "Parole in libertà" di Filippo Tommaso Marinetti, senza dimenticare la creazione del mito del Duce di Giuseppe Prezzolini e le molte riviste culturali. Basti ricordare La voce, la Rivoluzione Liberale, La Galleria, La Riforma letteraria.

Tra gli arredi settecenteschi della Fondazione Accorsi Ometto si ammirano Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Mario Sironi e Primo Conti con le varie secessioni (tipo quella del Pd) attraversate dal movimento. Furono tutti degli idealisti e dei sognatori dagli svariati interessi. Quindi vengono #Artisti come Alberto Martini e Lorenzo Viani, Ferruccio Ferrazzi e Felice Casorati, padre di Francesco che fu attivo tra le due guerre. La mostra in via Po 55 si intitola "Dal futurismo al ritorno all'ordine".

Purtroppo storicamente non fu così, perché seguìrono i conflitti mondiali nel secolo scorso. Questi artisti irrequieti seppero attraversare le temperie più tragiche e fare scuola.

Il rogo dell'Angelo Azzurro

Il tempo è galantuomo, restituisce i meriti e riappacifica gli animi. Così dove quarant'anni fa c'era il bar dell'Angelo Azzurro, celebre per un caso di #cronaca nera, ora c'è una discoteca.

Da tempo i ragazzi che la frequentano leggevano sulla destra dell'entrata un funesto manifesto con i nomi dei presunti colpevoli. Dove loro stavano per andare a ballare negli anni di piombo moriva in un rogo innescato da una bomba molotov lo studente lavoratore 22enne Roberto Crescenzio.

Era il 1 ottobre 1977: un corteo di protesta per l'uccisione a Roma, il giorno precedente, del militante di Lotta Continua Walter Rossi, forse per mano neofascista. L'obiettivo dei manifestanti era la sede del Movimento Sociale, Destra Nazionale, dall'altra parte della città.

Poi, non si sa bene perché, una parte della sinistra extraparlamentare ripiegò su via Po e le bombe incendiarie furono lanciate nel bar, considerato punto di ritrovo di fascisti come sono stati definiti i volontari di Casa Pound.

La settimana scorsa, in via Po 46, è stata ufficialmente posta una targa in memoria dell'episodio. C'erano il vicepresidente del Consiglio regionale, Nino Boeti, il presidente del Consiglio comunale, Fabio Versaci, il presidente dell'Associazione italiana vittime del terrorismo, Roberto Della Rocca, e la cugina della vittima, Federica Marchioro. Hanno ricordato il povero ragazzo in una cerimonia al vicino liceo Gioberti.