“Preparo tutte le sere il mio ringraziamento in inglese per l’Oscar; non so se lo vincerò mai, ma sono certo che, nel caso accadesse, avrei il discorso migliore di tutti”. Parte così, all’insegna della “spudoratezza del sogno, che ci fa sopravvivere ai tanti dolori della vita” la lezione di Pupi Avati al pubblico del Bif&st, il Bari International Film Festival, dove il celebre regista bolognese ha ricevuto il “Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence”. Una chiacchierata, densa di ricordi ed aneddoti, che conquista la platea barese, grazie alla capacità del maestro di far rivivere i tanti episodi della propria carriera attraverso un racconto vivace e mai banale.

La rivalità con Lucio Dalla

La scelta di Avati è quella di spiegare il proprio cinema parlando degli incontri con diversi altri personaggi che hanno avuto un ruolo importante nella vita artistica e personale del regista. A cominciare da quella donna bellissima alla quale Pupi mentì 52 anni fa, inventandosi il proprio compleanno pur di estorcerle un bacio come regalo, donna che poi sarebbe diventata sua moglie e che da allora, tra alti e bassi, gli è sempre stata vicina. Non può mancare il ricordo del suo rivale negli anni della gioventù, Lucio Dalla: quel clarinettista così dotato da far capire al giovane Avati che la musica non sarebbe stata il proprio futuro. Un sogno che è finito con la consapevolezza di non essere un grande talento come musicista, ma che gli ha permesso, dopo una parentesi come dirigente in un’azienda di surgelati, di arrivare al cinema.

E così la competizione si è trasformata in grande amicizia tra i due, tento che Dalla ha firmato la colonna sonora di due film di Avati, prima di morire.

I ricordi di Pupi

E poi c’è l’insegnamento di Vittorio De Sica: “Per ottenere tanto dagli attori, basta amarli”. Insegnamento che ha permesso ad Avati di lanciare tanti interpreti, spesso già noti nel mondo dello spettacolo, utilizzandoli in ruoli inattesi.

A tale riguardo Pupi ama ricordare l’esempio di Katia Ricciarelli in “La seconda notte di nozze”, scelta nata da un’intuizione quasi casuale e che, dopo le prime inevitabili difficoltà, quando la soprano capì che “recitare è ascoltare”, si rivelò tanto azzeccata da fruttare all’attrice neofita un Nastro D’Argento. E poi un ricordo commosso dell’ostinazione di Mariangela Melato, che nonostante fosse molto diversa dall’interprete che il regista aveva inizialmente pensato per “Thomas e gli indemoniati”, riuscì ad ottenere la parte, conquistando tutti con la “verità” che portò in quel film.

Non può mancare qualche parola affettuosa per Federico Fellini, un grande maestro che, nonostante la prestigiosa carriera, anche prima dell’ultima pellicola, “La voce della Luna”, nutriva insicurezze sulla propria arte ed aveva bisogno del sostegno degli amici.

Il prossimo progetto

Infine, Pupi Avati annuncia al pubblico del Bif&st che torna al cinema di genere: girerà "Il signor diavolo", un film e poi una serie televisiva ispirati alla misteriosa vicenda, ambientata durante l’alluvione del Polesine, della scomparsa da un cimitero delle bare di due fratelli, portate via dall’acqua e mai più ritrovate. Una "storia contadina" ricca di mistero e dai toni horror e demoniaci che, come in un circolo, riporta il regista alle tematiche dei propri esordi.