È uscito #Cannibale, il terzo disco de #Le Capre a Sonagli. A Le Capre a Sonagli piace da sempre curiosare sui suoni. Si definiscono girovaghi musicali dal momento che non utilizzano solo strumenti convenzionali per suonare. Fanno musica anche con sedie che cigolano, catene, seghe circolari, piatti rotti. In altre parole, tutto ciò che “sentono”, e potrebbe essere associato ad una delle cose che hanno in testa come mood musicale, può essere usato per creare un brano da registrare e portare sul palco. L’album, che a detta loro rappresenta bene le 4 diverse essenze musicali dei membri della band, miscelate bene insieme dal produttore Tommaso Callivo, avrebbe dovuto contenere anche un cameo di #Francesco Motta, rivelazione del panorama emergente musicale italiano emergente, che vede tra gli altri i The Giornalisti e Lo Stato Sociale.

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Il chitarrista ha tolto ogni dubbio a Blasting News.

Ecco le sue dichiarazioni

Perché avete scelto “Cannibale”come titolo?

Perché nella parola Cannibale è condensato tutto il lavoro che abbiamo fatto dal punto di vista della ricerca dei suoni, quindi ritmiche tribali, e dal punto di vista grafico. La copertina ricorda molto quel mood. È il nome che è venuto da noi alla fine del percorso di creazione, e credo che descriva bene tutto il lavoro dalla nascita dei brani veri e propri fino all’album fisico che uno acquista e tiene in mano.

Si ha la sensazione che la voce in questo disco arrivi di più rispetto ai dischi precedenti, come mai?

È verissimo, ed è una cosa sulla quale abbiamo lavorato maggiormente con Tommaso Colliva, che è stato il nostro produttore. Tommaso ci ha spronato ad andare a lavorare sulla voce.

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Negli altri album usavamo la voce per fare suoni e rumori. In questo è diventata un mezzo utilizzato per produrre non suoni ma parole. Così si è stati in grado di dare ancora di più senso ai brani, usando la forza comunicativa che hanno le parole.

C’è molta simbologia pagana nei vostri testi, siete dediti al paganesimo?

È una cosa sulla quale ci piace curiosare ma non è assolutamente vincolante. È semplicemente una cosa che ci incuriosisce. E ci incuriosisce anche affrontarla in maniera grottesca e bizzarra. Riconduce a quel mood di cui parlavo prima che attraversa tutto il disco, ma il prossimo giro sarà ancora diverso.

Come nasce un testo de Le capre a sonagli?

In realtà nasce a seguito della musica. Prima arriva la musica, almeno così è stato per Cannibale. La musica suggeriva delle immagini che cercavamo di rendere e comunicare attraverso il testo. I testi nascono sempre in un contesto in cui ci divertiamo molto a fantasticare su tante cose.

Colpisce molto il verso “Se la morte viene trattata in maniera grottesca e non spaventevole la sfiga è una nonna che porta iella”

Parlando di La Iella la prima immagine che è venuta in mente a tutti è chiaramente la nonnina del condominio che quando tu stai affrontando una qualche rottura quotidiana, tipo che non si apre la macchina, lei si avvicina e non ti dice niente se non “A beh, sicuramente è tutto rotto”.

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Vuoi che in un paese non ci sia una nonnina che porta sfiga? E per noi la iella era questa vecchina qui, e forse in questa canzone la cosa interessante è stato abbinare un personaggio vivo abbastanza forte, tipo la vecchietta al concetto della sfiga. Questo è stato veramente divertente da fare e da produrre.

Voi siete abituati ad autoprodurvi. Come mai vi siete affidati questa volta a Woodworm Label?

Innanzitutto è vero, siamo stati abituati così perché ci piaceva e ci piace tutt’ora seguire ogni fase del lavoro. Come dire, quella roba lo faccio io, non tanto perché lo faccio meglio, ma perché mi piace curiosare dappertutto in tutte le fasi del lavoro. In realtà quando abbiamo conosciuto i ragazzi di Woodworm abbiamo visto noi stessi. Anche loro amano metterci la faccia, sporcarsi le mani e darsi da fare proprio come lavoriamo noi sui progetti. Ci siamo sentiti subito a casa. Poi Woodworm è Woodworm ed è bellissimo che ci sia arrivata questa proposta. Noi abbiamo accettato perché per Le Capre a Sonagli è la più importante etichetta indipendente italiana, perché è fatta da persone e non da operatori. Li conosciamo tutti, è come se fosse una grande famiglia allargata delle casse sonore.

Che cosa vi dicono i fonici quando si ritrovano a montare il palco in mezzo a piatti rotti, seghe circolari, e altri oggetti sonori non convenzionali?

Non ci dicono nulla perché cerchiamo di fare in modo che loro non se ne accorgano. Tutto ciò che è strumento aggiunto, ad esempio la sedia che cigola, secondo loro è solo semplicemente una roba scenica in più, ma quando li vien detto che devono microfonarE una sedia ridono, e vabbè.

IL VIDEOCLIP DI GALLO DA COMBATTIMENTO

Ho notato che avete anche cambiato lo stile di fare i videoclip…

Il primo che è uscito lo abbiamo autoprodotto. Una cosa dovevamo farcela da noi sennò non eravamo contenti, ed è Gallo da combattimento ed è una cosa che è nata proprio in una sera. Il pomeriggio c’è venuta l’idea e la sera lo abbiamo fatto noi grazie a tantissimi amici. Abbiamo montato tutto la mattina dopo. C’è tanta gente che ci vuole bene e che in maniera del tutto gratuita e per la causa ci ha aiutato con i teli, le americane, le strutture e tutto quanto. Invece il secondo è un video “fatto e finito” che abbiamo montato in maniera più professionale ed è stato fatto da Fabio Capalbo. Nel precedente album Il Fauno avevamo fatto una sorta di minicorto. Il fauno animato è stato montato da noi con i disegni di un illustratore nostro amico ma è venuto fuori un lavoro lunghissimo e ci siamo autorifiutati di imbatterci in questo tipo di avventure di nuovo, soprattutto perché noi siamo dei professionisti e facciamo già di nostro tutto in maniera molto lenta.

L'ASSENZA DI FRANCESCO MOTTA

Perché Motta non ha più partecipato a “Cannibale”?

Perché Motta, fortuna per lui, è diventato quello che merita, ossia un grandissimo artista e ovviamente quando succedono queste cose portano via molto tempo. Quindi Motta si è sempre più concentrato a fare Motta, a fare dei bellissimi tour, a preparare il nuovo disco. Le strade però non si sono divise, non è saltato niente, se ne riparlerà in futuro, Adesso è giusto che lui lavori alla stesura dell’album nuovo. Siamo felicissimi per lui e noi lo aspettiamo.

Qual è la cosa più assurda che vi è successa in tour?

In realtà noi ci cacciamo sempre in situazioni abbastanza assurde. Siamo noi così che ci cacciamo in situazioni birichine. A Giugno ad esempio c’era una botta di caldo incredibile. Arriviamo in questa festa in un grande un parco e cercavamo il palco. In mezzo al verde c’era gente che mangiava e sollazzava, e cercava frescura e non riuscivamo ad intravedere il palco. Poi scopriamo che il palco era stato collocato al chiuso senza aria condizionata e con solo una porta per entrarci. Fuori c’erano mille gradi e dentro un milione e la gente ci ascoltava da fuori. Non abbiamo ancora capito perché il palco fosse dentro, però diciamo che è stata un’esperienza molto calda.