In questa breve intervista, Simone #Perugini, musicologo e direttore d'orchestra, ci presenta la figura del compositore italiano Domenico #Cimarosa, nato ad Aversa nel 1749. Cimarosa al proprio tempo fu uno dei più celebrati compositori viventi poi, nel corso del secondo Ottocento, la sua celebrità cominciò inesorabilmente a declinare per poi ricevere, negli ultimi venti anni di studi e ricerche, una nuova giovinezza. Ecco qua il testo integrale dell'intervista.

Domanda: Allora maestro, chi è stato Domenico Cimarosa, questo compositore che tanto fu celebre in vita, per essere poi dimenticato per almeno due secoli?

Risposta: Cimarosa è stato, nel corso degli ultimi tre secoli, tre personaggi uniti in un'unica anima: a partire dagli Anni '70 del Settecento fino al secondo decennio dell'Ottocento è stato uno dei più celebri, acclamati, remunerati e, indubbiamente, talentuosi compositori d'opera italiani; poi, dopo i primi, travolgenti successi di Gioachino Rossini, è stato considerato dai colleghi più giovani (e vivi) un compositore a cui valeva sempre la pena rifarsi e che veniva percepito dal pubblico come una gloria resa già leggenda, legata però a un periodo e a un gusto teatrale ormai sorpassato.

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Poi, nel corso del secondo Ottocento e per buona parte del Novecento, un compositore la cui produzione, piuttosto cospicua, venne quasi totalmente obliata e il suo nome relegato nei manuali di storia della musica inserito, un po' a casaccio, fra quelli di tanti altri musicisti vissuti nel Settecento e appartenenti alla cosiddetta Scuola Napoletana (senza che quasi nessuno, tranne alcuni sparuti specialisti, sapessero nemmeno cosa in effetti si volesse intendere con "Scuola Napoletana").

D.: E oggi?

R.: Oggi, e per oggi intendo parlare degli ultimi vent'anni, qualcosa si sta muovendo. Il nome di Cimarosa ricompare, di tanto in tanto, nelle stagione dei teatri - soprattutto all'estero - e non solo con "Il matrimonio segreto", ma anche con opere meno conosciute.

In più, tutta una serie di iniziative editoriali si sono risvegliate dal torpore musicologico che affliggeva la produzione cimarosiana e alcune case editrici musicali hanno iniziato a pubblicare, in edizione critica, le partiture delle sue opere teatrali per renderle fruibili a studiosi ed esecutori.

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Prima fra tutti, l'editore Artaria Editions Limited, in collaborazione con l'etichetta discografica Naxos, ha iniziato la pubblicazione, in edizione critica, dell'Opera omnia cimarosiana: un lavoro improbo, difficoltoso e lunghissimo: volendo, ci sarà lavoro sufficiente, prima di completare il progetto, per almeno due generazioni di musicologi e musicisti. L'etichetta discografica Naxos, in più, e l'etichetta discografica RC Record Classic Label (a Naxos collegata) hanno iniziato già da diversi anni la registrazione di diversi CD con musiche cimarosiane, le cui esecuzioni sono basate, per lo più, sulle edizioni critiche preparate da Artaria. In più, proprio recentemente, sono venuto a conoscenza del fatto che la casa natale del compositore, ad Aversa, è stata finalmente restaurata e tra poco tempo sarà visitabile e, spero, trasformata anche in una realtà produttiva.

Nella stessa cittadina normanna da anni è presente un Concorso Flautistico dedicato al compositore e diretto dal maestro Fabio Di Lella; inoltre, ho avuto recentemente modo di essere contattato da persone molto attive, native e credo residenti ad Aversa, che hanno voglia, finalmente, di rivalutare la figura del musicista anche nella città dove il compositore era nato.

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D: Maestro Perugini, lei è forse il principale protagonista di questa #riscoperta, vero?

R. Beh, diciamo che i pionieri della riscoperta cimarosiana furono, negli Anni 90, due musicologi con cui ho lavorato, da ragazzo, a stretto contatto: Nick Rossi e Talmage Fauntleroy - il secondo soprattutto regista; furono loro che iniziarono la collaborazione con Artaria e a loro si devono riscoperte di opere quali "Il Convito" e "L'impresario in angustie".

Entrambi furono poi gli autori dell'unica biografia critica su Cimarosa scritta per il mercato anglosassone e americano. Rossi e Fauntleroy, poi, a distanza di pochi anni l'uno dall'altro, sono deceduti e Artaria ha chiamato me per sostituirli e per continuare il loro lavoro come editor delle edizioni critiche. Mi occupo di Cimarosa dal 1993 e, nel corso degli anni, sto continuando a lavorare con Artaria per il poderoso progetto di edizione critica di cui sono stato nominato direttore.

In più, ho registrato, in qualità di direttore d'orchestra, alcuni CD da pochi mesi sul mercato con musiche di Cimarosa per l'etichetta RC Record Classic Label. Ma non esisto solo io, per fortuna: altri eminenti musicologi si sono occupati, magari non in maniera continuativa, degnamente di Cimarosa con contributi scientifici spesso assai interessanti. Tra questi mi piace ricordare Paologiovanni Maione, Lucio Tufano, Federico Gon e Takashi Yamada a cui, appunto, si devono importanti contributi sulla figura, ancora per molti aspetti ombrosa, di Cimarosa.

D.: Perché "ombrosa"?

R. Ciò che ci rimane di Cimarosa è, grazie al cielo, la cosa più importante: la raccolta praticamente completa di tutte le partiture autografe dei suoi melodrammi e della musica sacra. Cimarosa, previdente, prima di partire per San Pietroburgo nel 1787 per andare a servizio della corte di Caterina II di Russia, lasciò i propri manoscritti musicali all'amico - nonché coltissimo e influentissimo uomo di Chiesa - Cardinale Ercole Consalvi il quale non solo ricambiava affettuosamente l'amicizia del compositore ma di cui fu un grandissimo, diremmo oggi, fan.

Si racconta che chiunque volesse in qualche modo ingraziarsi i favori del potente cardinale, dovesse presentarsi a lui e cantargli un'aria del prediletto Domenico per essere ben accolto e aiutato. Il cardinale, alla morte del compositore, donò per testamento i manoscritti a uno dei figli di Cimarosa (l'unico figlio maschio rimasto vivo nel 1801, Paolo), il quale, a sua volta, li vendette alla biblioteca del Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli dove tutt'oggi sono felicemente e amorevolmente custoditi.

Ma i manoscritti musicali sono praticamente l'unica testimonianza diretta del compositore che c'è rimasta; nessun documento epistolare (tranne una lettera autografa sulla quale ho scritto un saggio, poi pubblicato) è rimasto; le sue vicende biografiche, sopratutto quelle relative agli ultimi anni di vita, quando, inviso ai Borboni per aver aderito alla Rivoluzione Napoletana del 1799, fu tacitamente consigliato di lasciare Napoli - dopo diversi mesi di carcere subito - per recarsi a Venezia, sono giunte a noi quasi come leggenda e, diremmo, per tradizione orale. Il musicista lasciò i figli ancora piuttosto piccoli a Napoli, con l'intenzione di farvi ritorno prima possibile, ma non ci riuscì mai, perché morì durante l'esilio, fiaccato da una malattia al basso ventre e, sicuramente, da un quadro psicologico molto provato.

Questa morte piuttosto repentina fu il pretesto per una serie di dicerie - smentite dai giornali dell'epoca - ma comunque assai radicate nell'immaginario collettivo, tali da deformare per più di due secoli l'autenticità dei fatti, i quali, purtroppo, ancora oggi sono in gran parte sconosciuti.

Fu solo grazie allo studioso di cose napoletane, e ricercatore appassionato, Ulisse Prota Giurleo che negli Anni 40 del Novecento furono rinvenuti e pubblicati i documenti medici relativi alla malattia che affliggeva il musicista e che lo portò a morte. Cimarosa fu sepolto nella Chiesa di Sant'Angelo a Venezia, ebbe due funerali - il primo a Venezia, dove morì, il secondo a Roma per volontà dell'amico Cardinale Consalvi, entrambi assai sfarzosi. La Chiesa di Sant'Angelo fu però abbattuta e anche dei suoi resti mortali non si sa più nulla, anche se qualcuno, proprio in anni recenti, ha avallato l'ipotesi che possano trovarsi ancora nella piazza dove fu edificata la chiesa.

D.: Le sue ultime registrazioni discografiche cimarosiane la "Missa pro defunctis" e "Il matrimonio segreto" hanno riscosso critiche assai lusinghiere. E' previsto un ulteriore ampliamento del repertorio discografico dedicato a Cimarosa?

R.: Ovviamente sono felice delle critiche ricevute; sono entusiasta del lavoro fatto con i colleghi cantanti e musicisti che hanno collaborato con me e soprattutto sono molto orgoglioso del fatto che finalmente Cimarosa inizi ad avere, anche nel mercato discografico, lo spazio che merita fra i grandi. Per quello che mi riguarda, sì, altri progetti discografici sono in programma, sempre per la stessa etichetta discografica che le ho già citato: a febbraio la registrazione di un inedito "Concerto per Fortepiano e altri istromenti" e a gennaio (o a marzo, ancora non è stata definita la data nei dettagli) la registrazione di un'altra opera comica, "Li sposi per accidente", che si avvarrà dell'edizione critica da me curata.