il 5 Luglio 1996, esattamente 21 anni fa, presso il Roslin Institute di Edimburgo venne alla luce Dolly, il primo mammifero clonato da una cellula adulta, precisamente dalla cellula della mammella di una pecora bianca appartenente alla razza Finnish Dorset. Si trattava di un evento sensazionale per la ricerca scientifica perché per la prima volta veniva clonato un mammifero da una cellula adulta piuttosto che da un embrione.

Dolly il clone più famoso del mondo, ma non il primo

I passi avanti della scienza nell'ambito della biologia molecolare, della genetica e della fecondazione artificiale hanno consentito di procedere alla sperimentazione e alla conseguente realizzazione di vere e proprie clonazioni.

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Clonare significa creare una copia geneticamente identica di un animale o di un vegetale. Il più famoso esperimento è stato appunto quello della pecora Dolly, il solo agnello nato su 277 tentativi, anche se sono stati clonati diversi tipi di animali prima della pecora, come rane, topi e bovini. In natura ci sono già dei cloni, è il caso dei gemelli umani identici detti omozigoti. Per quanto riguarda in mondo vegetale sono stati innumerevoli i tentativi di #clonazione: la talea, ovvero il frammento di una pianta tagliato e innestato nel terreno o nell'acqua, riesce a rigenerare le parti mancanti, dando così vita ad un nuovo esemplare del tutto identico alla pianta di cui la stessa talea faceva parte.

Importante conquista scientifica o abominio?

Il mondo ha conosciuto la notizia grazie alla rivista "Nature", che nell'edizione del 27 febbraio 1997, ha pubblicato un articolo sulla nascita della pecora Dolly ad opera degli scienziati scozzesi Jan Vilmut e K.H.S.Campbell membri del Roslin Institute.

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Si trattava di un evento sensazionale per la ricerca scientifica perché, per la prima volta, veniva clonato un mammifero da una cellula adulta piuttosto che da un embrione. La notizia ha scosso l'opinione pubblica tanto da provocarne manifestazioni e pronunciamenti da parte di comitati, autorità nazionali e internazionali: questo perché si è trattato di un fatto nuovo e ritenuto sconvolgente da un punto di vista etico e morale, su tutte l'invito a riflettere sul fatto che l'uomo manipolando la creazione giocasse a fare Dio.

L'Ubermensch è possibile?

La novità della clonazione della pecora Dolly ha scaturito e continua a scaturire una moltitudine di domande e riflessioni sulla possibilità di una futura clonazione umana. Questo comporta che la clonazione venga classificata come un fenomeno facente parte di quell'insieme di metodi volti al perfezionamento della specie umana studiati dall'eugenismo, una vera e propria filosofia sociale abbracciata dal nazismo e perciò oggetto di una forte stigmatizzazione sia da un punto di vista etico che giuridico.

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Il fatto che attraverso la fecondazione in vitro sia possibile superare la riproduzione fisica potrebbe un domani permettere di scegliere il sesso del nascituro, senza contare la possibilità che si possa tramite l'#ingegneria genetica alterare addirittura il corredo genetico per far nascere individui più sani e più forti di quello che la natura delle cose ha sempre previsto

Clonazione terapeutica e clonazione riproduttiva

Esistono diversi tipi di clonazione distinguibili per la finalità che si propongono di raggiungere ovvero la clonazione terapeutica e la clonazione riproduttiva. Per quanto riguarda la pecora Dolly, essa fu clonata nell'ambito di un progetto di ricerca finalizzato a favorire la produzione di medicinali nel latte degli animali da allevamento. Grazie ai progressi in materia i ricercatori hanno fatto grandi passi in avanti, riuscendo a trasferire nelle pecore e nelle mucche, i geni umani che producono utili proteine, con la finalità di ottenere ad esempio la proteina A1ATD fondamentale per curare la fibrosi cistica oppure il fattore IX, agente coagulante del sangue per combattere l'emofilia. Questo tipo di clonazione è definito clonazione terapeutica, ovvero finalizzata semplicemente alla riproduzione della cellula per estrarne, con la distruzione, cellule staminali embrionali utili alla ricerca per estirpare le malattie degenerative come diabete, Alzheimer e Parkinson. La clonazione terapeutica come detto utilizza cellule staminali, cosa che da un punto di vista medico è universalmente accettato, perciò non comporta problemi etici, tuttavia la provenienza delle cellule staminali utilizzabili ed il conseguente dibattito sull'embrione(considerato persona e quindi la sua distruzione per estrarne le staminali è equiparata all'omicidio) ha provocato critiche dal mondo cattolico tanto che questo tipo di clonazione è concessa soltanto in Gran Bretagna, Usa, Svezia e Belgio.

Altra cosa è la clonazione riproduttiva, che si ha quando, una volta impiantata la cellula nel nucleo, la si stimola elettricamente per favorirne la crescita fino a quando questa non raggiunge una grandezza tale da poter permettere all'embrione di poter essere impiantato nell'utero del mammifero della stessa specie, dove si svilupperà il feto. Un esempio di quanto gli studi in questo campo siano all'avanguardia è la possibile clonazione del mammut, attuabile grazie al corredo genetico dell'elefante asiatico giudicato compatibile con quello dell'animale preistorico. #pecoraDolly