Esattamente un anno fa, tra i vari titoli Bonelli era in vendita un albo delle dimensioni più piccole del solito #Color Fest. Il volume in questione racchiudeva tre vecchie storie, rielaborate da altri autori di casa #Bonelli. Un esempio di questa operazione è la prima storia di Remake, La nuova alba dei morti viventi, rivisitazione del primo storico volume L’alba dei morti viventi. Anche stavolta vengono proposte le riletture di tre storie molto care ai lettori: La prima è Ancora un lungo addio a cura di Paola Barbato (Soggetto e sceneggiatura), Carmine Di Giandomenico (Disegni e colorazione) e Marina Sanfelice (Lettering); Caccia agli inquisitori a cura di Tito Faraci (Soggetto e sceneggiatura), Nicola Mari (Disegni), Luca Saponti (Colorazione) e Alessandra Belletti (Lettering); l’ultima è La grande baraonda a cura di Fabio Celoni (Soggetto, sceneggiatura, disegni e colorazione) e Alessandra Belletti (Lettering).

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Ancora un lungo addio

Remake del volumetto n°74 Il Lungo Addio. edito nel lontano novembre 1992. La struggente storia d’amore tra #Dylan Dog e Marina Kimball, una ragazza conosciuta in un’estate della sua giovinezza. Come da tradizione, questo amore è destinato a morire con la fine della bella stagione. A causa di un’incomprensione i due giovani si vedranno costretti a separarsi e questo evento porterà un vuoto insostenibile nel cuore della giovane donna, che decide di porre fine alla sua vita buttandosi dalla scogliera del galeone fantasma, dove una volta il suo amato si tuffò per dimostrarle il suo amore. Prima di morire schiantandosi sugli scogli, tuttavia, la giovane esprime il desiderio di rincontrare il suo amore perduto. Il potere del desiderio la porterà, dopo diversi anni, a Londra, senza però ricordare il motivo del suo viaggio.

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Dylan Dog riconduce così la sua ex fidanzata a Moonlight, ma durante il viaggio un bambino con in mano un aeroplano giocattolo taglia la strada alla coppia. Dylan riconosce subito quel ninnolo: un modellino che aveva vinto al luna park tanti anni prima e che aveva regalato alla sua ragazza. Il remake di questa storia dal sapore agrodolce ripercorre le vicende in maniera minimalista e con un finale diverso.

Caccia agli inquisitori

Rielaborazione del volume n°69 Caccia alle streghe. Questo albo ha come argomento principale un dibattito mediatico e sociale che scoppiò nei primi anni ’90, in cui i fumetti, soprattutto quelli a tema horror, erano stati presi di mira dai moralisti bigotti, che accusavano i fumettisti di corrompere le menti dei giovani lettori. Date tali circostanze, per il fumettista Justin Morris, amico di Dylan Dog, la situazione non era tra le più rosee. Anche in questo remake la censura e l’intolleranza faranno da padrone, ma inquadrate nel mondo immaginario di Daryl Zed, personaggio creato da Justin.

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Fin dalla sua prima apparizione notiamo che Daryl Zed si discosta molto da Dylan: battute ad effetto, armato fino ai denti, abituato a combattere creature di vario genere. Questo formidabile cacciatore di mostri deve affrontare un manipolo di inquisitori non morti (incarnazione della censura e dell'oppressione, che malgrado il passare del tempo rispunta sempre come gli zombi) risvegliati accidentalmente dallo stesso Daryl. I malvagi uomini di chiesa, appena destati dal loro mortale sonno, si apprestano a proseguire il loro compito proprio da dove era stato interrotto. Il sinistro ordine cattura così l’amico fumettista di Daryl, accusato, come Justin Morris, di depravazione morale. Il nostro eroe però riesce a raggiungere in tempo lo sventurato amico e ad eliminare finalmente la perfida congrega, trasformando la sua arma da fuoco in un lanciafiamme. Le fiamme di tale ordigno colpiscono infatti uno dei prelati, dando vita ad una reazione chimica che scatena un incendio così grande da raggiungere anche il resto della congrega. Tale reazione, come spiega Daryl Zed, è stata causata dalle passioni represse nel cuore degli inquisitori che, a contatto con il fuoco, hanno reagito proprio come la benzina. La conclusione della storia rispecchia il classico finale a sorpresa degli anni ’80.

La grande baraonda

L’ultima storia del volume ci porta dietro le quinte degli avvenimenti raccontati nel volume n°41 Golconda! Uscito per la prima volta in edicola nel lontano febbraio del 1990, è forse la più bizzarra delle avventure del nostro Old Boy: strani uomini in bombetta volano sopra Londra e uccidono inermi cittadini per ottenere denaro, persino pochi penny; un enorme occhio munito di tentacoli si aggira in tandem per le strade; una bellissima donna con un oscuro e misterioso passato attraversa anch’essa le vie della capitale inglese. Quest’ultima figura, di nome Amber Cat, è un’anima destinata all'inferno insieme ad altre novantanove. La causa di questo nefasto destino risale al 1912, in cui Amber, nel ruolo di sacerdotessa, celebrava un rito satanico. Tale stregoneria finì per evocare i Diavoli, una band metal composta, come dice il nome stesso, da creature infernali. Intonando “Golconda! Golconda! L’anima sprofonda! Golconda! Golconda! La Grande Baraonda!”, la band fece precipitare nelle viscere della terra alcuni adepti del culto e, dopo aver concluso la canzone, emerse dagli abissi. I suoi membri si diedero appuntamento tra cento anni allo stesso posto e alla stessa ora. Si scopre inoltre che il gigantesco occhio è soltanto un alunno di una scuola elementare del bizzarro inferno, che da una settimana marinava la scuola e gli strani figuri con bombetta sono soltanto zelanti burocrati degli inferi, come afferma il gigantesco demone che lavora al PC “degli innocui spiritelli”.

Tirando le somme

Questo albo ha una funzione complementare con gli albi originali. Per di più, all'interno di queste storie possiamo trovare molte citazioni nerd. In una vignetta di Ancora un lungo addio, infatti, Dylan Dog e Marina Kimball si ritrovano sopra una giostra panoramica che magicamente fluttua nel cosmo, insieme ad altri oggetti. Gli oggetti in questione sono tutti mezzi di trasporto e tra questi veicoli spicca il Tardis della fortunata serie Doctor Who. Un altro esempio possiamo trovarlo nello stile di disegno adoperato per gli inquisitori avversari di Daryl Zed, che ricorda vagamente quello di Mike Mignola (fumettista americano e creatore di Hellboy). Un albo consigliato ai fan nostalgici che hanno voglia di rileggere storici numeri con una nuova linfa vitale.