Il 1 gennaio 2017 Ton Boon, portavoce delle Nederlandse Spoorwegen (NS), le ferrovie olandesi, ha emesso un comunicato in cui annunciava che tutti i treni avrebbero utilizzato energia eolica.

La notizia, come era da spettarsi, venne ripresa dai giornali e venne giustamente salutata con entusiasmo dalle organizzazioni ambientaliste.

L’11 gennaio, però, il comunicato venne rettificato, affermando che “tutti i #treni elettrici dei Paesi Bassi andranno ad energia sostenibile”.

Già, perché ci si era semplicemente “accorti” che su una rete ferroviaria complessiva di 3.223 km, 2.231 sono elettrificati, mentre 992 (il 31%) utilizzano ancora locomotrici a combustibile fossili.

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Energia alternativa per il futuro

L’utilizzo di energia alternativa per alimentare anche quel 69% di rete ferroviaria elettrificata olandese è comunque un ottimo risultato e fa ben sperare per il futuro.

Ma come è potuto accadere che un Paese che ha una produzione di energia rinnovabile tra le più basse in Europa sia riuscito ad alimentare anche “solo” il 69% della sua rete ferroviaria?

Anche se le NS assorbono un totale di 1.2-1.4TWh/annuo (poco più dell’1% del consumo energetico totale del Paese), il risultato è psicologicamente ed economicamente interessante perché dimostrerebbe che un paese, seppur piccolo, potrebbe fare a meno delle fonti fossili.

Attualmente solo il 5,2% dell’energia consumata dagli olandesi nel 2016 proviene da fonti rinnovabili (in Italia siamo al 17%) mentre il restante 89% deriva da fonti fossili (gas naturale, carbone, nucleare, petrolio).

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Inoltre la produzione media dell’#energia eolica proveniente da impianti situati in territorio olandese è di 7,4 TW/h, mentre il consumo nazionale è di 12,5 TW/h. Questo significa che 5 TW/h di energia eolica viene importato dall’estero, in particolare da quei Paesi come il Belgio (10% del consumo nazionale di energia eolica) e la Finlandia (2% del consumo nazionale di energia eolica) con cui la compagnia che fornisce energia eolica nei Paesi Bassi ha contratti di fornitura.

È importante anche notare che nelle statistiche di produzione energetica rinnovabile, i dati sono considerati sulla produzione media annuale; questo perché, in particolare per quelle fonti che dipendono dal sole o dal vento, gli elementi naturali che producono tale energia possono subire variazioni significative nel corso della giornata.

In realtà non esiste in #olanda una rete elettrica che separi l’energia proveniente da energie rinnovabili da quella prodotta da combustibili fossili, quindi non è certamente possibile sapere con esattezza che tipo di energia i treni olandesi utilizzino.

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Le NS possono comunque fregiarsi del titolo di ferrovie “verdi” a emissioni zero di CO2 perché hanno concluso un contratto di fornitura energetica con la ENECO, compagnia che gestisce alcune degli impianti eolici del Paese e che, come già accennato, importa energia eolica da Belgio e Finlandia.

Investimenti anche dalla compagnie petrolifere

Infine una nota sulla apparente opposizione delle compagnie petrolifere verso l’energia alternativa: da anni ormai tutte le grandi aziende che operano nel campo dei combustibili fossili stanno investendo sempre più in energie alternative ed entro il 2035 il 20% degli investimenti saranno in energie rinnovabili.

La stessa ENECO, sul suo sito ufficiale, afferma che oggi come oggi “non possiamo fare a meno del gas. È per questo che continuiamo ad investire in progetti di energia e gas sostenibili per ridurre le emissioni di CO2”. La ENECO ha il controllo della Oxxio, la quarta azienda energetica olandese che fornisce energia prodotta da gas naturale.

Già oggi una parte sempre più grande delle aziende che operano nel campo delle rinnovabili sono spin-off di grandi compagnie petrolifere o compagnie che hanno investimenti in diversi campi di produzione energetica. Questo è evidente anche nei Paesi Bassi dove, oltre all’ENECO, tra le compagnie che investono in energie alternative e hanno impianti eolici troviamo la Shell, la Mitsubishi (compagnia che investe anche nel campo nucleare) e la Nuon, appartenete alla svedese Vattenfall, azienda la cui produzione energetica proviene per il 52% da combustibili fossili, 25% dal nucleare.