Pubblicità
Pubblicità

Solo le grandi opere rimangono incise nella storia della letteratura, e a volte queste grandi opere contano solo poche parole. Qui di seguito vengono proposti 5 #Racconti brevi che, per i motivi che vedremo, hanno lasciato il segno. Vi erano già noti? Se così non fosse, queste short-story appartengono senz'altro a #Libri da leggere!

Il pozzo e il pendolo

Scritto da Edgar Allan Poe e pubblicato per la prima volta nel 1842, Il pozzo e il pendolo ha sconvolto i lettori di ogni epoca per la vivida angoscia che riesce a suscitare. Un prigioniero si risveglia all'interno di una stanza buia, nel cui centro si apre una voragine che rischia di inghiottirlo.

Pubblicità

Dopodiché finisce legato a un asse di legno, sopra di lui una lama affilatissima, il pendolo, oscilla lentamente calando sul suo cuore. Salvatosi, si ritrova di nuovo nella stanza col pozzo al centro, dove le pareti di ferro si fanno incandescenti e si restringono verso l'ineluttabile baratro. L'indefinitezza del protagonista e la causa della sua condizione ci sono ignoti: si genera così un'immedesimazione universale che è il motivo per cui il racconto non è mai stato dimenticato. Noi siamo quel prigioniero, noi abitiamo quella stanza buia col pozzo al centro, con la lama che oscilla e si abbassa impercettibile, inesorabile.

Un giorno ideale per i pescibanana

Il racconto di J.D Salinger esce nel 1946 sulle pagine del New Yorker, successivamente incluso nella raccolta I nove racconti. Se il successo de Il pozzo e il pendolo è dovuto all'elevatissimo grado di mimesi, con Un giorno ideale per i pescibanana, giunti alla fine, a malapena riusciamo a capire cos'è accaduto tanto è sconvolgente questo racconto breve.

Pubblicità

Siamo in Florida, dove una coppia di giovani coniugi sta passando le vacanze. Il marito è da poco tornato dal fronte e qualcosa in lui pare essersi rotto. Ci viene presentato come una persona pericolosa, che non avrebbe mai dovuto lasciare l'ospedale psichiatrico: una bomba pronta a esplodere. Eppure, per quanto stravagante, lo scopriamo amabile. Via via, il sospetto pregiudizievole affievolisce, riemerge in qualche istante, poi dissipa nuovamente. In balia di un'altalena impazzita da cui non possiamo più scendere, la scrittura serratissima di Salinger ci porta verso il finale: a quel punto veniamo completamente sbalzati via dall'altalena. Suppongo sia proprio questo il motivo per cui il racconto ha scalfito la memoria dei lettori: il fatto di essere stati sbalzati via e di non aver mai capito perché. L'emblema che si cela dietro a questa storia è qualcosa a cui non si può rinunciare: tanto che la soluzione pare essere proprio lì, quasi a intravederla, sebbene inafferrabile.

Il cappotto

Lo scrittore ucraino di lingua russa Nikolaj Gogol' pubblicò Il cappotto nel 1842, all'interno della collana I racconti di Pietroburgo. Ambientata nella Russia zarista, la storia parla di un impiegato oberato e annichilito dal lavoro e da una vita piatta e monotona.

Pubblicità

Le cose cambiano quando, risparmiando, riesce a comprarsi un cappotto meraviglioso, che lo rende ben accetto dalla società e che lo fa sentire vivo, felice. Si arriva persino a organizzare una festa in onore di quel cappotto. Ma la felicità dell'impiegato è destinata a terminare quando, una sera, il soprabito gli viene rubato. Disperato cerca giustizia, ma nessuno lo prende sul serio. Il povero impiegato, spogliato e deluso, muore di freddo. Ma la storia non finisce qui; infatti, se il protagonista non ha ottenuto una giustizia terrena, può sempre riprovarci sotto una veste ultraterrena. Quello che Gogol' fa nel racconto è descrivere una realtà e una condizione tragiche attraverso una comicità irridente: ottiene così un impatto profondo nel lettore, che non sa cosa fare, che non sa come sentirsi. Ridere o piangere? L'interrogativo rimane sospeso quanto il racconto stesso nella storia della #letteratura.

Il treno ha fischiato

La novella di Luigi Pirandello fu pubblicata sul Corriere della Sera il 22 febbraio 1914, poi nel volume La trappola nel 1915. Uno sfortunatissimo padre di famiglia, invischiato fino al collo nella trappola della vita, una notte, all'improvviso, sente fischiare un treno. E così, nello stesso istante, il protagonista sguscia fuori dalla trappola, finalmente libero, e agli occhi degli altri completamente pazzo. Ma nella follia pirandelliana c'è sempre una logica: il fischio del treno rappresenta per il triste padre di famiglia la possibilità di evadere dagli spazi angusti della sua vita. Che si fugga fisicamente o con la fantasia ha poca importanza. L'importante è che si possa fare. E sapendo questo, il peso della vita si fa più leggero, perlomeno sopportabile, adesso che si è capito il gioco. L'epifania del protagonista ha un carattere consolatorio che si riversa anche su di noi, e ci induce a riflettere, ora che il treno ha fischiato.

Sentinella

Sentinella è un racconto di fantascienza del 1954, scritto da Fredric Brown. Estremamente breve, la storia racconta in poche frasi [VIDEO] di un soldato che sorveglia un avamposto durante una guerra interplanetaria contro una razza aliena. La sentinella soffre per la sua condizione, recluso com'è in quella trincea, sporco e malnutrito, lontano cinquantamila anni luce da casa. All'improvviso sente qualcuno avvicinarsi: il nemico. Solleva l'arma, prende la mira, fuoco! L'alieno è morto. Creatura disgustosa, secondo il soldato, con "solo due braccia e due gambe, e quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame..." Attraverso un preciso espediente narrativo quale è lo straniamento, Fredric Brown ha spiazzato tutti i lettori che sono finiti sulla sua pagina. Un inganno geniale, ma pur sempre un inganno, e per tanto difficile da dimenticare.