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Negli ultimi giorni sono giunti alcuni rumors secondo cui Amazon starebbe contrattando animatamente con la Warner Bros e con gli eredi di Tolkien, con il fine di portare le avventure del fantasy più iconico di sempre sul piccolo schermo. Approfittiamo della notizia per affrontare uno degli universi letterari che più hanno appassionato i lettori di tutto il mondo.

#il signore degli anelli non ha bisogno di presentazioni: l’opera di #J. R. R. Tolkien riecheggia in ogni dove quando vi è il bisogno di portare un qualsiasi esempio di creatura od evento fantastico. Sebbene il mastodontico testo scritto dal filologo e glottoteta britannico, non rappresenti l’unica opera di lui conosciuta – basterebbe pensare al precedente “Lo Hobbit”, o al postumo “Il Silmarillion” – esso è rimasto come immagine iconica di un mondo altro, sebbene in molti tratti estremamente simile, al nostro.

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La notizia di queste nuove trattative volte ad aumentare ancora una volta la mole di opere basate sulle avventure dell’Anello – in questo specifico caso con una serie televisiva – non può che destare interesse vivo nella grande fetta di pubblico ormai affezionato a quelle storie.

La prima versione cinematografica dell’opera di Tolkien risale al 1978, quando, in seguito a numerosi sforzi, venne girato un film d’animazione per il piccolo schermo, ad opera del regista ed animatore Ralph Bakshi. “Il Signore degli Anelli” raggiungerà, le sale cinematografiche di tutto il mondo, grazie a Peter Jackson con la sua trilogia, solamente nel 2001, in cui un giovane Elijah Wood nei panni dello Hobbit Frodo, sarà pronto a compiere il viaggio che da Hobbiville, nella Contea, lo condurrà fin nel cuore del regno di Mordor, patria dell’Oscuro Signore, per far sì che l’Anello del Potere forgiato da quest’ultimo possa essere distrutto tra le fiamme dell’Orodruin, il Monte Fato, ove esso era stato precedentemente creato.

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Da quel momento in poi anche ‘il grande pubblico’ entrerà a contatto con l’universo tolkieniano, ed il successo di quelle pellicole porterà sul grande schermo anche una seconda trilogia, questa volta incentrata sul romanzo, ben più contenuto, che rappresenta “Lo Hobbit”. Non mancheranno di certo opere teatrali e ludiche basate su queste vicende, come giochi da tavolo e videogames. Ultimo dei quali ambientato proprio a Mordor ed in uscita quest’anno.

La Filosofia

Trattare l’universo generato dalla mente di uno scrittore del calibro di John Ronald Reuel Tolkien, specificamente per quanto riguarda la #filosofia che permea ogni pagina dei suoi scritti, rappresenta un’impresa fin troppo ardua, sia per la mole immane di informazioni da dover necessariamente riportare, dunque impossibile nel contesto di un singolo articolo, sia per la profondità e l’ampiezza dei temi che l’autore ha voluto porre come grande cornice per le avventure dei propri personaggi. Pertanto mi limiterò ad esporre sommariamente ed in modo semplificato, concetti che, per essere compresi fino in fondo, andrebbero sicuramente affrontati personalmente tramite una lettura attenta dei suoi scritti.

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Il principio che muove Arda, il pianeta terra come immaginato da Tolkien, dalla luminosa Valinor, dimora degli Ainur incarnatisi con il nome di Valar e Maiar all’oscura Mordor, terra del Signore Oscuro, Sauron, è un principio morale. Bene e Male, in perenne lotta, permeano ogni elemento. Non solamente le azioni degli esseri senzienti – come comunemente intesi, ossia uomini ed animali - sono mosse da intenti benigni o maligni, quanto tutto ciò che si trova all’interno di questo enorme mondo. Le piante stesse, i boschi ad esempio, possono essere buoni, o cattivi. Tutto può essere soggetto a corruzione, corruzione che il male esercita inesorabilmente. Un chiaro esempio è Bosco Atro, inizialmente conosciuto come Eryn Galen o Boscoverde in elfico Sindarin, e rinominato Taur-nu-Fuin (Foresta della Grande Paura) a seguito dell’avvento dell’Oscuro Signore. Oggetti come gli Anelli del Potere, sembrano presentare una volontà propria, così come le lame forgiate dagli Elfi, ed impugnate dai rappresentati più potenti della loro razza. Ancora, lo stesso spazio-tempo presenta leggi fisiche legate alla morale, dove il male ed il bene riescono ad influenzarne il tessuto più intrinseco: gli Anelli, ad esempio, hanno il potere di mantenere giovane, non solo il proprio possessore, quanto ciò che viene con le loro immense capacità generato.

In questo cosmo, ove una delle leggi fisiche è rappresentabile con l’enunciato di “ad ogni azione buona o malvagia, corrisponde una reazione uguale in qualità e quantità a quella di partenza” sarebbe riduttivo non intuire un paragone possibile con il pensiero di uno dei maggiori autori del 1800, che è Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Tolkien presenta in questo caso una teoria in cui gli opposti si trovano in un’alternanza costante. Un mondo in cui tutto presenta un momento antitetico: dalle razze di viventi – gli Elfi rappresentano il bene, la generazione naturale, mentre gli Orchi il male, prole artificialmente creata da Sauron – ai luoghi stessi del mondo che presentano un chiaro allineamento tendente al bene, oppure al male. Come per lo Spirito hegeliano, per Tolkien vi sarà sempre un’Intelligenza non carpibile dai più, ma comune, un Destino come Assoluto, che comprende tutti i destini individuali, in un orizzonte storico come teleologicamente orientato. Il momento sintetico finale, tuttavia, non avverrà mai, quanto invece farà l’alternanza costante dei due poli, bene e male, ove il bene sconfiggerà sempre il male, che tuttavia tornerà a corrompere, prima o poi, gli elementi positivi.

E’ all’interno di questa visione in cui le virtù cristiane verranno rappresentate pienamente, facendo dell’intera opera di Tolkien un vero e proprio testo allegorico, in cui ogni elemento rimanda costantemente non solo all’impianto mitologico biblico giudaico-cristiano, ma anche a quello norrenico. Tolkien era infatti un grande appassionato di mitologia, ed il suo intento ultimo era proprio quello di ricrearne una tutta propria. Cosa che, con il Silmarillion – sebbene le bozze siano state ordinate e pubblicate solo post-mortem dal figlio – andrà a fare. L’opera prima, ma anche ultima, proprio perché Tolkien vi lavorò per tutta la propria vita, non vorrà essere un romanzo, quanto un corpus mitologico, o legendarium, ossia un insieme di racconti in cui vi è narrata la cosmogonia e la teogonia dell’intero universo di .

In ultima istanza sarà il potere a giocare un ruolo fondamentale nelle opere dell’autore. Potere che è bramato da ed è causa del male di ogni essere. Potere è forza, ma è anche conoscenza. Proprio come conoscenza corromperà un grande saggio quale Saruman, il quale sceglierà, sedotto, il male. Il peggiore dei mali per Tolkien non sarà quello compiuto da esseri intrinsecamente malvagi, quanto quello messo in atto da chi ha scelto di non scegliere il bene. Il resto è storia, ed è storia narrata in centinaia e centinaia di pagine da un autore che definire magistrale risulterebbe riduttivo. Ancora una volta è una morale a poter esser tratta da tutto ciò, poiché se l’Anello è l’immagine del potere, bisognerà sempre ricordare che:

Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente”.