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In tempi di crisi e di crescente emigrazione giovanile dettata dalla speranza in un migliore futuro professionale, parliamo di una meta che, recentemente, ha cominciato a suscitare maggiore interesse tra gli italiani: il Cile, o, più precisamente, la sua capitale - Santiago, dove è fortemente concentrata la popolazione così come l'attività imprenditoriale. Per chi sta pensando di fare le valigie, ecco qualche constatazione di chi ha vissuto e lavorato in questa metropoli negli ultimi anni.

Lavorare in Cile

Si tratta di una delle nazioni più ricche ed industrializzate del Sud America, sebbene ciò sia relativo per un italiano, in confronto alla qualità della vita che conosciamo; tuttavia, lo sviluppo economico avvenuto molto velocemente e recentemente si fa ancora sentire ed, oltre a vantare un basso tasso di disoccupazione in generale, il posto offre interessanti opportunità nel settore privato per i laureati, considerando che i titoli universitari fanno ancora la differenza.

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La libera iniziativa individuale è vivace ed incoraggiata in ogni modo, a partire dall'equivalente della nostra partita iva, ovvero una realtà ben diversa, alla portata di tutti e grazie alla quale non si ha niente da perdere, ma solo da guadagnare: l'apertura è semplice e gratuita ed i contributi da versare, relativamente ai soli guadagni realizzati, sono irrisori, o addirittura nulli nel caso in cui si decida di rinunciare al fondo pensionistico e l'assicurazione sanitaria, sempre attraverso una burocrazia estremamente snella rispetto a quella alla quale siamo abituati. Il tutto senza limiti di entrate o di regolarità del lavoro stesso, che può coesistere con un impiego subordinato, con tutti i vantaggi di quest'ultimo. Anche per tali motivi il lavoro nero è inesistente.

Quanto al lavoro dipendente, seguono alcune considerazioni dalle quali i datori italiani - ma anche tutti gli altri europei - avrebbero decisamente da imparare, nonostante siano i sudamericani a credersi meno avanzati di noi.

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L'aspetto del curriculum non ha importanza

Che sia in formato europeo, impaginato liberamente, con una foto che occupa metà pagina o scritto a mano con i pastelli colorati, probabilmente nessuno vi obbligherà ad impostarlo diversamente per poter prenderlo in considerazione. I cileni si limitano a leggere il contenuto e spesso nemmeno quello: 'Se questa persona si è proposta, evidentemente le capacità ce le ha' è l'idea che ci si fa del loro pensiero medio, dopo aver ricevuto risposta alla quasi totalità delle candidature inviate ed una buona percentuale di ulteriori riscontri. Eventuali dubbi si chiariscono in sede di (breve) colloquio. In Cile non esistono neppure le varie fasi o 'tappe' del processo selettivo; quantomeno nei settori più creativi e meno formali, vanno dritto al sodo.

Siamo tutti esseri umani

Non c'è alcun bisogno di drammatizzare per via di un piccolo errore commesso: negli uffici del Cile, a tutti gli sbagli si rimedia con molta calma e senz'aria di... licenziamento incombente.

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Spesso, senza polemizzare affatto. Questo atteggiamento si traduce in un rapporto tra colleghi amichevole e rilassato, privo di quella competizione che, in un contesto di parità lavorativa, tende facilmente a degenerare in vera e propria rivalità, tutt'altro che sana.

I risultati si ottengono con i sacrifici di tutti

Ed il riferimento non è tanto al titolare che lavora fino a notte fonda, realtà non necessariamente diversa dalla nostra, quanto a compensi e privilegi vari: tra impiegati e superiori si fa poca differenza. Anche così i cileni possono permettersi contratti regolari, straordinari pagati, feste di fine anno e tante piccole cose che possono essere di grande motivazione per una migliore resa sul posto di lavoro. Tutto ciò che nel nostro paese era considerato normale fino ad una decina di anni fa, là lo è soprattutto ora.

Ed i contro? Sempre a proposito di retribuzione, se è vero che in Cile il costo della vita è basso rispetto all'Italia, gli stipendi lo sono ancora di più. #estero #Lavoro giovani #America Latina