L’ossessiva e compulsiva ricerca di una risposta è da sempre una caratteristica dell’essere umano, che nei secoli ha indagato sul giusto, sul bene, sul vero, sulla realtà e sulla finzione dannandosi fino a dubitare, come Descartes, della stessa esistenza di se stesso. #filosofia, religione, scienza, sono tutte maniere diverse di rispondere a uno stesso insieme di domande esistenziali - perché, come, quando.

La domanda che possiamo porci inizialmente è se sia prerogativa naturale dell’uomo chiedersi il perché delle cose, oppure se derivi da una tradizione storica di ricerca.

La ricerca delle risposte è ciò che rende l’uomo umano e diverso da ogni altro animale?

La curiosità è un istinto naturale: deriva dal desiderio di sapere qualcosa.

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Il termine può essere usato per descrivere una specifica disposizione di un essere umano, o poche altre specie animali. Tendenzialmente, visto che non è riconoscibile in tutte le specie animali, è considerata come caratteristica dell’uomo. Più specificatamente, nella specie umana costituisce la voglia di conoscere, di imparare cose nuove. Appunto perché porta alla scoperta, alla ricerca di informazioni nuove, è considerata un atteggiamento positivo soprattutto in campi come quello scientifico. É un impulso che l’essere umano ha a interagire con il suo ambiente.

Ma cosa differenzia la nostra curiosità da quella, per esempio, di un gatto posto davanti ad un oggetto sconosciuto?

Innanzitutto, si tratta di meccanismi non del tutto identificati e esplicabili scientificamente. Qualcosa nel processo non è ancora chiaro.

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Poi, ciò che distingue la nostra curiosità da quella animale, è la capacità d’astrazione. La curiosità animale si limita agli oggetti sensibili e tendenzialmente presenti nel campo visivo. Al contrario, gli uomini hanno la capacità di interrogarsi anche su oggetti astratti, lontani nello spazio e nel tempo. In filosofia, è la facoltà dell’intelletto per mezzo della quale si esercita il pensiero razionale: cioè relativo a cose astratte. Quindi, l'uomo, grazie alla ragione, è l'unico essere che può ragionare su quesiti come la vita o la morte, il giusto e l'ingiusto, il bene e il male. Domande profonde e complesse, che portano a conclusioni diverse, o semplicemente a una gran confusione.

L'infelicità dell'intelligenza

Se la curiosità è un atteggiamento positivo, che denota voglia di apprendere e intelligenza, allo stesso tempo farsi troppe domande può essere problematico. Indagare troppo a fondo grazie alla ragione, non credere alla prima versione che viene offerta come la più semplice e immediata, può portare anche infelicità.

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Ernest Hemingway scriveva “La felicità nelle persone intelligenti è una delle cose più rare che io conosca.''. E non solo lui: Edgar Allan Poe diceva che l’ignoranza fosse una benedizione, e una benedizione completa nel momento in cui ignora persino se stessa. L’uomo ignorante, che crede a ciò che vede, potrebbe quindi essere più felice, e avere una vita più semplice, di chi al contrario dubita e si pone in continuazione domande. Un uomo che limita la sua ricerca alla prima cosa che trova, dopotutto, risparmia fatica. Per nella tradizione aristotelica ripresa poi da Kant e Rousseau, il troppo impiego della ragione pare allontanare gli uomini della felicità, causando la misologia, cioè un odio della ragione.

Ma la realizzazione dell'uomo non consiste proprio nella ricerca del vero? La conquista di una risposta, e quindi della verità, storicamente è sempre stata identificata con il bene, e come realizzazione dell’essere umano in quanto tale. Prendiamo Platone, per esempio. Il filosofo greco riconosce l'ambivalenza dello sviluppo e del progresso, ma la mantiene lo status fondamentale della ricerca del vero per la realizzazione dalla vita di ogni uomo. La risposta alla domanda cos’è la giustizia costituisce l’intero dialogo intitolato La Repubblica. Nel libro VI, Socrate fa riconoscere che ciò che è sia causa della conoscenza che ciò che costituisce la verità è l’idea di bene. In un modo simile, per Aristotele tutti gli uomini tendono al bene. Abbiamo tendenza a ricercare la verità, e la filosofia è il primo motore di ogni ricerca.

Il dubbio patologico

Ma il dubbio può anche rischiare di cadere nella patologia, se portato all’estremo: chi come René Descartes, che nonostante risponda ai quesiti più moderni (come se gli eSport possono essere considerati veri sport [VIDEO]), nelle Meditazioni Metafisiche, parte da un dubbio relativamente ristretto, riguardante la verità delle nostre percezioni, ma cade nel dubbio iperbolico. La sua corrente è quella dello scetticismo metodologico. Il filosofo estende il dubbio non solo alla realtà sensibile e ai nostri sensi, ma gli da uno spettro di azione più ampio, che riguarda non solo tutta la realtà, ma anche il mondo intelligibile e tutte le verità scientifiche. Da lì, poi, arriverà a dubitare della propria esistenza. L'unica cosa che gli permetterà di uscire da questo profondo impasse di domande senza risposta tranne che tutto possa non esistere, è la formulazione del cogito. L'esistenza dell'io dipende dal pensiero, e questo io è un'evidenza prima della ragione. Per la prova dell'esistenza del mondo, Descartes è costretto comunque a rifarsi a un altro essere cosciente, cioè Dio.

Ma c’è anche chi, al contrario di Descartes, davanti all’infinità e profondità delle domande, si rende conto che forse è giunto il momento di metterla sul ridere. Douglas Adams lo fa nella Guida galattica per autostoppisti, saga di fantascienza umoristica. Un gruppo di scienziati costruisce Pensiero Profondo (Deep Thought nella versione originale) un super computer per ottenere la risposta alla "Domanda Fondamentale sulla Vita, sull'Universo e Tutto quanto’’.

La risposta è 42

Peccato che nessuno conosca la domanda con precisione. Il numero è diventato poi una battuta comune tra gli amanti della fantascienza. É la risposta a una domanda difficile o faticosa, o un numero preferito, o la scelta di un numero al Lotto. Altri artisti hanno contribuito al gioco: i Pink Floyd, in occasione del loro 42 anniversario, hanno invitato Adams sul palco. Oppure la Pixar, ha messo lo studio del dentista ne Alla ricerca di Nemo proprio al 42 di Wallaby Way, Sydney. E nel mondo scientifico, dettagli più o meno importanti si basano su quella cifra. Per esempio, la camera nella piramide di Cheope è a esattamente 42 metri nel sottosuolo. O che la parte intera della radice quadrata della massa di un protone divisa per la massa di elettroni dà 42. In realtà, lo stesso Adams, durante un’intervista avrebbe affermato che si tratti di un scherzo, e che le corrispondenze trovate in seguito non siano che coincidenze. 'Doveva essere un numero, ordinario, piccolo, e ho scelto quello. Calcoli binari, base 13 e monaci tibetani sono senza senso. Mi sono seduto alla scrivania, ho fissato fuori dalla finestra, e mi sono detto che 42 sarebbe andato bene. L’ho scritto. Fine della storia'. La risposta che sminuisce qualsiasi possibile significato di 42 riguardo ai dubbi esistenziali può non piacere. Ma ricordiamoci la replica del computer Deep Thought appena prima di dare la risposta al senso della vita: 'You’re really not going to like it!'. #Superuovo