La Brexit non è un referendum come un altro. Si tratta di un voto nazionale ma che avrà risvolti internazionali molto forti, anche sull'Italia e soprattutto sugli italiani. Nonostante la Gran Bretagna abbia mantenuto la sua moneta nazionale, la sterlina, è a tutti gli effetti un Paese dell'Unione Europea. Forse ancora per poco. Le politiche restrittive sulla finanza europea e quelle sociali riguardanti l'immigrazione non piacciono ai politici più estremisti, e con l'incremento dei consensi da parte dell'Ukip, è stato indetto per il prossimo 23 giugno il referendum sulla cosiddetta Brexit.

Se vince il sì, la Gran Bretagna esce dall'Unione Europea, se vince il no rimane tutto inalterato. Quali conseguenze ci sarebbero in caso di vittoria dei sì?

Economisti e politici divisi sulle conseguenze del sì alla Brexit

Secondo l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, o il Ministro della Giustizia Cove che sono i due più importanti sostenitori del sì al referendum, con la Brexit i britannici saranno tutti più ricchi. Staccandosi dalle regole rigide volute dalla Merkel e dalla cosiddetta "Europa dei burocrati", la Gran Bretagna tornerà ad arricchirsi, gli stipendi a salire e il Pil a crescere. Secondo gli economisti non sarà così. Secondo l'Ocse infatti il Pil della UK non potrà far altro che calare in quanto quasi la metà della produzione interna (il 44% per l'esattezza) è destinato all'esportazione, per lo più nei Paesi europei.

Reintroducendo i dazi doganali, le esportazioni si ridurrebbero fortemente.

Secondo gli economisti britannici ne risentirebbe anche il mercato interno perché tantissimi immigrati sarebbero costretti a tornare nel loro Paese e le case sfitte e i prodotti di prima necessità invenduti si ripercuoterebbero fortemente sull'economia.

Nell'arco di una quindicina d'anni si stima che il salario medio del cittadino britannico si ridurrebbe di circa 38 sterline a settimana, circa 2.300 euro in meno ogni anno.

Le conseguenze sull'immigrazione

Le conseguenze maggiori si avrebbero sull'immigrazione. Da quando Nigel Farage ha paventato l'ipotesi di un'invasione di immigrati siriani, iracheni e africani per la politica delle quote europee d'accoglienza, improvvisamente si sono impennate le preferenze per il Sì alla Brexit.

Se la Brexit dovesse passare, la Gran Bretagna non sarebbe più obbligata a sostenere le politiche di immigrazione dell'Unione Europea, il che significa che non dovrebbe più accogliere migranti.

Purtroppo, però, tutti i cittadini non britannici sarebbero considerati stranieri, compresi tedeschi, francesi, spagnoli...e italiani. La City di Londra si spopolerebbe e per evitare un'ecatombe, visto che gli stranieri sono una parte importante del Pil britannico, Johnson ha proposto una tessera a punti simile a quella dell'Australia. I punti si guadagnano con gli esami d'inglese, con un posto di lavoro e con altre attività che permettono così di trattenere gli immigrati che lavorano, e producono ricchezza, e di espellere quelli che non lo fanno.

Ma sarà davvero così? Ocse, economisti britannici e praticamente il 90% del mondo della politica mondiale, compreso il Premier David Cameron, dicono che sarebbe una catastrofe (parla addirittura di una possibile guerra), scopriremo fra tre settimane se i cittadini britannici se ne saranno accorti in tempo.