I primi sette istituti di credito italiani hanno archiviato il 2016 con una perdita aggregata di 15 miliardi.

Secondo un report pubblicato dall'agenzia di rating canadese #dbrs (che all'inizio dell'anno ha ridotto il rating sull'Italia) questo risultato è stato determinato principalmente dalle rettifiche sui crediti e si confronta con un risultato positivo per 6 miliardi registrato nell'anno precedente.

Unicredit determina gran parte della perdita

L'agenzia canadese emette su base regolare un rating pubblico per 7 dei maggiori istituti di credito italiani in dettaglio Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS), Intesa Sanpaolo, Unione di Banche Italiane (UBI), Banco BPM, Banca Sella Holding, Credito Valtellinese e Banca Popolare dell’Alto Adige.

L'analisi pubblicata ha tuttavia l'intento di fotografare le tendenze del settore e con riferimento ai primi 12 istituti di credito analizzati registra una perdita aggregata di 14,8 miliardi a fronte dell'utile da 6,2 miliardi dello scorso anno.

Gran parte del risultato è determinato dalla perdita da 11,8 miliardi registrata da Unicredit a cui si aggiungono risultati negativi per #mps da 3.3 miliardi e Banco BPM per 1,6 miliardi.

Secondo Equita SIM la perdita sarebbe in realtà di 14 miliardi perché occorre scorporare alcune componenti one off come le svalutazioni delle partecipazioni nel fondo Atlante (932 milioni) e i contributi al fondo di risoluzione (826 milioni)

La riduzione dei NPL rimane priorità

Con riferimento alla qualità dell'attivo il totale dei deteriorati lordi risulta diminuito del 5 rispetto all'anno precedente attestandosi al livello di 248m, per effetto di minori flussi provenienti dai crediti performing, miglioramento dei recuperi o incremento delle operazioni di dismissione. Più marcata la variazione nei deteriorati netti, diminuiti del 16% grazie al contributo dei maggiori accantonamenti.

Nonostante questi miglioramenti il livello aggregato dei #NPL risulta ancora molto elevato e l'agenzia si aspetta ulteriori riduzioni nel corso del 2017 principalmente a causa di operazioni di cessione. Oltre alla maxi operazione da 17,7 miliardi pianificata da Unicredit sono attese dismissioni anche da parte di Banco BPM (continuando il trend dello scorso anno) oltre che da parte di MPS, Creval e Carige.