C’è un comparto in Italia, quello farmaceutico, che è riuscito a superare indenne gli ultimi anni di crisi economica e finanziaria. Ci sono state profonde ristrutturazioni, fusione e acquisizioni, molti lavoratori hanno perso il lavoro ma, nel complesso, in Italia il settore farmaceutico ha retto e continua ad essere uno dei settori trainanti l’economia del Paese. Lo scorso anno ha totalizzato un fatturato complessivo di circa 30 miliardi. Con cinque aziende con fatturato superiore al miliardo: Menarini, Chiesi, Bracco, Recordati, Alfasigma. Sempre in questo settore ci sono aziende, per la verità poche quelle a capitale italiano, dove i lavoratori vengono coccolati.

Le prime della classe

Al vertice della classifica delle aziende farmaceutiche a fatturato italiano si colloca la Menarini, azienda ormai multinazionale che lo scorso anno, secondo i dati di Farmindustria, ha fatturato 3,5 miliardi di euro. Seguono Chiesi (1,6 miliardi), Bracco (1,36 miliardi), Recordati (1,2 miliardi), Alfasigma (1 miliardo). Nella top ten si piazzano altre cinque aziende che, pur avendo fatturati inferiori rappresentano una realtà molto forte del comparto, e molte sono in rapida crescita, Angelini (850 milioni), Zambon (700 milioni), Italfarmaco (650 milioni), Kedrion (650 milioni), Dompé (260 milioni).

Volendo puntare il microscopio su questo mondo, si trovano molecole (#Farmaci) noti da decenni che continuano ad assicurare fatturati e quote di mercato importante, ma anche il coraggio di investire in Ricerca e Sviluppo. Certo, ogni azienda punta su un settore o segue una strategia che è in continuità con la propria storia.

Un elemento che accomuna queste aziende è la propensione verso l’internalizzazione. I mercati esteri ormai rappresentano una quota sempre maggiore del fatturato di molte di queste multinazionali del farmaco made-in-Italy. Nel 2015 la quota export è stata il 73%. Questo colloca il nostro Paese al secondo posto in Europa, come volume di affari, subito dopo la Germania.

Un Paese competitivo

In Italia sono oltre 200 le aziende farmaceutiche che producono farmaci e vaccini e che danno lavoro a 64 mila persone, con una percentuale di laureati superiore a qualsiasi altro comparto produttivo. Solo in #Ricerca & Sviluppo (R&S) vengono investiti 2,6 miliardi l’anno e questa è la chiave di successo per resistere ad una competizione internazionale che, oltre ad essere agguerrita, è sempre più qualificata.

Grazie a oltre un secolo di storia che l’Italia vanta in questo settore – basti ricordare cosa è stata Montedison e Farmitalia – e agli investimenti in R&S, il nostro Paese è conosciuto nel mondo non solo per la cultura, la moda e l’alimentazione, ma anche per la capacità di fare ricerca e di produrre farmaci con elevati standard qualitativi. Giusto un esempio, su sei terapie tecnologicamente avanzate, messe a punto in Europa, tre vengono prodotte in Italia.

La produzione di farmaci – non solo di aziende italiane ma anche aziende straniere che vengono a produrre in Italia - continua a crescere: +5,7% nel 2015, +2% nel 2016 e il trend è stimato in crescita anche per l’anno in corso (+2%).

E gli addetti sono anche coccolati

Recentemente la Top Employers Institute, istituto che valuta le migliori pratiche sul fronte delle risorse umane e rilascia relativo certificato, ha pubblicato la classifica delle migliori aziende del 2017. Parliamo di quelle aziende che si impegnano a rendere confortevole l’ambiente di lavoro, con ritmi flessibili, ambienti salubri, stili di vita corretti. Un supporto anche alle esigenze personali, come borse di studio per i figli, attività ricreative, benefit.

Per l’anno in corso, ci sono 79 aziende italiane in questo speciale elenco. Molte di queste aziende, che operano in Italia, sono del settore farmaceutico come Chiesi, Abbott, AstraZeneca, Eli Lilly, Merck, Novartis, Roche, Sanofi, Sandoz. #industria