Roma, vincono i no. I dipendenti di Alitalia dicono di no all'accordo con il 67% di voti contrari. Altissima l'affluenza al referendum con l'87% degli aventi diritto. Sfumano così i 2 miliardi di investimenti che gli azionisti avevano messo sul piatto a fronte di una forte riduzione degli esuberi e di un taglio dell'8% agli stipendi di chi sarebbe rimasto nella compagnia di Bandiera. Bandiera alla quale anche questa volta i dipendenti chiedono aiuto per salvare l'azienda.

Il No alla nazionalizzazione

Secco no alla nazionalizzazione arriva però dal governo, che per bocca del ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda nega la possibilità che #Alitalia ritorni sotto il controllo dello Stato.

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Preoccupazione tra i sindacati che avevano tutti firmato l'accordo.

Alitalia è infatti un gigante con i piedi d'argilla: una flotta appena rinnovata, competenze del personale ai più alti livelli di mercato ed un fatturato che si aggira intorno ai 3,3 miliardi di euro. D'altro canto, dal punto di vista dei costi, in questi anni non è stato fatto nulla per riportarla a generare utili, e la politica che pure aveva trovato un partner affidabile come Etihad non ha saputo pretendere da Alitalia un piano industriale adeguato a diventare un volano per il trasporto interno ed esterno al Paese. Ed ancora una volta a decidere il destino delle aziende dove tutti, a tutti i livelli hanno delle responsabilità, lavoratori compresi, sono questi ultimi a dover decidere la strada da intraprendere.

Giusta o sbagliata la strada è tutta in salita.

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La compagnia va infatti verso il commissariamento e l'amministrazione controllata che se da una parte congelerà i debiti pregressi, dall'altra chiederà comunque sacrifici ai dipendenti con l'aggravante che non sono da escludere le vendite di asset strategici dell'azienda per risanare i debiti correnti. Insomma uno scenario tutt'altro che roseo, per un settore fondamentale del sistema paese già fortemente indebolito dalla crisi.

L'araba fenice non è risorta neanche stavolta. Non sono serviti i rilanci d'immagine, i fondi arabi, la discesa del prezzo del greggio, la predominanza nei grandi scali italiani. Nel mezzo di un mercato polarizzato tra solide Compagnie di Bandiera che trattano voli intercontinentali e sempre più grandi Low Cost per i viaggi internazionali e locali, Alitalia deve scegliere cosa vuole fare da grande. La speranza è sia ancora in tempo per farlo.