Si è concluso nella sera di questa domenica 9 aprile l'International Journalism Festival a Perugia. La kermesse è terminata con un grande incontro pubblico fra i partecipanti e il noto giornalista Enrico Mentana, attualmente direttore del TG di La7. L'incontro è durato oltre due ore e un quarto, nel quale il giornalista ha risposto a numerose domande del pubblico presente in sala e di quello che ha guardato l'evento in streaming (oltre 13 mila persone hanno seguito la diretta Facebook). Durante la serata Mentana ha fatto anche numerosi riflessioni sociali ed economiche, avanzando alcune proposte proposte politiche. Vediamo gli stralci principali di quello che ha detto.

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'Giovani si uniscano in una rete e si mobilitino. Stage lavorativi? Un fregatura'

Sul piano sociale Mentana ha riflettuto: "Questo paese preserva molto i diritti di chi oggi è già nel mercato del #Lavoro e si dimentica invece di chi ancora deve entrarci. Tutti gli interessi sono tutelati tranne quelli di chi deve entrare nel mondo del lavoro. Anche le vertenze sindacali servono solo a difendere posti di lavoro già esistenti, oppure difendono i pensionati. Ma ogni volta che si parla di lavoro si tutelano solo quelli che già lavorano o che hanno lavorato in passato. Il tutto a spese dei #giovani. Questo è vero ovunque nel mercato del lavoro ma in particolare nel giornalismo, dove i più vecchi hanno dei sontuosi contratti che li tutelano, mentre chi entra oggi in questo mondo non li avrà mai".

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Piuttosto palese il suo invito ai giovani a mobilitarsi: "I giovani sono le grandi vittime di questo paese. Se non c'è una forma di collegamento delle rivendicazioni e delle proteste delle nuove generazioni, nessuno li aiuterà. I giovani di oggi credono di avere quasi tutto ma non hanno quasi niente, vivono in un'area di parcheggio o in un liceo che va avanti fino ai 35 anni in attesa della manna dal cielo. In passato si scendeva in piazza a protestare, oggi ci si è adagiati nel vivere a casa coi genitori. I giovani sono solo spettatori della realtà, ma ora devono prendere in mano la situazione. In generale l'antagonismo generazionale c'è sempre stato, mentre oggi le famiglie sopperiscono al fatto che lo Stato non trova lavoro ai giovani. Se io avessi 20 anni meno mi metterei alla testa di un movimento dei giovani, perché è una cosa che si può fare. Quanti sono i giovani in un'età fra i 18 e i 35 anni che stanno oggi soffrendo?". Poi ha aggiunto: "Quelli della mia generazione sono i vostri nemici.

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Io sono con voi, ma sono anche la vostra controparte, perché io sto seduto e mangio anche per voi. Voi giovani avrete oggi poca influenza nel lavoro e in economia, ma in politica valete come gli altri e su questo vi dovete far valere. Se i giovani si unissero in una rete di Under 35, potrebbero ad esempio vincolare il proprio voto politico, pari a 2 o 3 milioni di persone, ad alcune misure concrete a favore dei giovani".

Molto netta la posizione di Mentana sugli stage lavorativi: "Lo stage non serve a niente, è una fregatura. A cosa serve? A regalare ore di lavoro gratuite a un datore di lavoro e poi si torna a casa. Lo stage è la caramella. Soprattutto nel giornalismo, ci sono scuole e università che pretendono di insegnarlo e poi si vuole che si facciano stage? Il problema di fondo delle scuole di giornalismo è che esso non è come l'ingegneria o la medicina: il giornalismo ha solo basi empiriche e quindi bisogna avere l'onestà di dire che che le università di giornalismo non servono a un piffero".

'Ridurre stipendi ad anziani che restano a lavoro ed assumere giovani: + 1 milione di posti di lavoro'

Mentana è anche entrato nel merito di una specifica proposta di legge che occorrerebbe mettere in campo: "Ci sono tante persone che svolgono professioni nelle quali ci sono stipendi crescenti con l'età, anche oltre ai 55 anni, ma siamo l'unico paese in cui ciò avviene. Ci vorrebbe invece un accordo forte in cui si fanno le quote. Sei un magistrato e ti lamenti perché non vuoi andare in pensione a 70 anni ma vuoi proseguire? Benissimo, da quando compi 60 anni e fino a quando ne hai 66 anni (ovvero quando vanno in pensione tutti) tu guadagni il 20% e quella somma va in un fondo per fare nuove assunzioni nel settore della giustizia. Poi nella fascia fino ai 70 anni sarà il 40% in meno dello stipendio. Sopra i 70 anni sarà il 60% in meno. Tanto tu magistrato non lavori più per guadagnare a quell'età. Ed è un interesse di tutti che ci siano giovani che li affiancano, perché se devi decidere fra su una vertenza fra Google e una App di Sondrio, tu magistrato anziano non ci capisci una mazza: a 70 anni magari sai il Latino meglio di tutti, ma su queste cose non sei in grado di giudicare; mentre i giovani sì. Ma questo può valere per tanti altri settori: per il giornalismo, per l'ingegneria, per il settore Ricerca e Sviluppo delle aziende, etc. Se non ci crea un bacino per l'ingresso dei nuovi giovani, le aziende li fotteranno sempre allo stesso modo: bloccando il turn over perché hanno troppo personale. Se non c'è solidarietà intergenerazionale i giovani sono fottuti. Ho fatto anche dei conti, questa è una possibilità per creare davvero 1 milione di posti di lavoro. Questo paese ha bisogno di ricambio ed è suo interesse che i giovani entrino davvero in gioco. Ma se non si forzano i meccanismi, è difficile cambiare". #Lavoro giovani