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I tempi orma stringono per quanto riguarda l’intervento previdenziale da inserire in manovra finanziaria. Nulla di trascendentale potrà accadere, con quei 4 miliardi che restano disponibili delle risorse stanziate in Legge di Bilancio ed erose quasi tutte dal blocco del paventato aumento dell’Iva (16 dei 20 miliardi della manovra). Si tratta solo di correggere il tiro a quell’antipatico meccanismo dell’#aspettativa di vita che nel 2019 porterà la #pensione di vecchiaia ad essere centrabile solo a 67 anni di età. C’è da valutare chi e come dovrà essere escluso da questo inevitabile aumento. La questione lavori gravosi terrà banco e nell’incontro di oggi si dovrebbe cercare una intesa tra Esecutivo e sindacati in vista del successivo summit già in calendario per il 13 di novembre, quando si dovrà arrivare ad una sintesi.

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La Legge di Bilancio che adesso è al Senato per i primi emendamenti, dovrà completare l’iter per fine anno e le occasioni per consentire interventi sono ormai agli sgoccioli. L’accordo comunque resta difficile, perché le posizioni tra le due parti in causa sono ancora distanti, con le parti sociali che consce dell’apertura del Governo all’ascolto ed all’intervento, propongono ancora soluzioni nuove.

La posizione dell’Esecutivo

Fermo restando che la pensione deve necessariamente essere portata a 67 anni, per via dei conti pubblici e della sostenibilità dell’intero sistema previdenziale, il Governo pensa a correttivi che riguardano l’aspettativa di vita. Padoan a margine del tavolo di Palazzo Chigi del 1° novembre ha confermato l’impossibilità a fare un paso indietro ma allo stesso tempo ha sottolineato come l’aumento dell’età non sarà uguale per tutti.

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I lavori gravosi che sono stati inseriti nell’ordinamento previdenziale con la nascita di quota 41 e dell’Ape sociale lo scorso anno, saranno grosso modo gli stessi a cui concedere la salvaguardia rispetto all’ormai sicuro aumento dei requisiti di accesso alle #Pensioni di vecchiaia. Il Governo cerca la soluzione più economica per confermare il provvedimento, cioè bloccare del tutto il meccanismo per quelle 11 categorie che vanno dagli edili alle maestre di asilo, oppure per ridurlo di qualche mese rispetto ai 5 previsti come inasprimento. L’altra categoria di tutelati che però è ristretta perché trattasi di attività lavorative rare è quella degli usuranti. Per loro, ai quali oggi l’Inps consente l’uscita a 61 anni e 7 mesi di età, il blocco potrebbe essere confermato fino al 2026. Misura poco onerosa per le casse dello Stato che riguarda i lavoratori notturni [VIDEO]o alcune tipologie particolari come gli autisti dei mezzi di trasporto pubblici, i minatori o i palombari. Il Governo vuole fare bene i conti per non trovarsi spiazzato in termine di spesa da sostenere e pertanto ha aperto la porta ad allargare le platee di lavori gravosi magari alle mamme con figli, ma non di più, proprio perché sarebbe paragonabile ad un autentico salto nel buoi finanziario.

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La posizione dei sindacati

Il Governo si trova tra due fuochi, quello delle finanze statali e quello dei sindacati. Questi ultimi oggi si presenteranno al tavolo con una serie di proposte sempre su quanto prevede il Governo, ma da posizioni diverse. Il primo punto è quello della tempistica con cui prevedere scatti riguardanti l’aspettativa di vita. Vista la variabilità dei dati Istat negli ultimi anni, con la vita media degli italiani che sale ad anni alterni (nel 2015 è scesa per tornare a salire nel 2016), i sindacati chiederanno interventi strutturali sul meccanismo [VIDEO]. I ritocchi dovranno essere annuali e non su base triennale come previsto dall’Esecutivo e soprattutto, si deve aprire all’eventualità di ritoccare indietro le soglie di accesso alle pensioni se si verificassero diminuzioni di vita media come nel 2015. Tutto naturalmente distinguendo i lavoratori settore per settore e mansione per mansione. L’incontro odierno convocato sul tema singolo dell’aspettativa di vita poi, ha fatto storcere il naso alle tre grandi sigle sindacali. Come riporta “Il Sole24Ore” di oggi, il Leader della UIL Proietti ha ribadito come la posizione dei sindacati sia quella delle flessibilità pensionistica totale, per permettere al lavoratore di scegliere se rimanere al lavoro o se abbandonarlo se non ha più le forze. Un problema che però il Governo sembra aver dimenticato di mettere sul tavolo, preso come è dalle problematiche di cassa e basta. Anche per la Camusso le previsioni riguardo alla tanto agognata intesa sono negative, perché non si può ridurre tutto all’unico argomento che è l’aspettativa di vita. Pensioni ai giovani e prospettive a medio-lungo periodo devono essere argomenti presenti in tutti i tavoli previdenziali.