Theresa Mary May, attuale Ministro degli Interni inglese è il candidato unico a succedere a David Cameron alla guida del Partito Tories e alla carica di Primo Ministro. La notizia arriva dopo la rinuncia dell'altra candida, Andrea Leadsom, Ministro dell'Energia. A questo punto il passaggio di consegne per la guida del Paese verrà accelerato. Theresa May potrebbe varcare la soglia di Downing Street molto prima del 9 settembre, data originariamente prevista per annunciare il nuovo Primo Ministro. Si pensa che May potrebbe diventare premier entro il 24 luglio, quando il Parlamento chiuderà per la pausa estiva, o addirittura entro pochi giorni.

Nuova Lady di Ferro

Ventisei anni dopo la fine del "regno" della "Lady di ferro", Margareth Tatcher, durato 11 anni (dal 4 maggio del 1979 al 28 novembre 1990), il Regno Unito tornerà, quindi, ad avere un Premier donna. Theresa May era già emersa come la candidata ideale alla successione di Cameron dopo i primi iniziali scrutini.Nata a Eastbourne, nell'East Sussex, il 1 ottobre 1956, è da sempreunasostenitrice della parità dei sessi. Ha anche tenuto un discorso a Fawcett per promuovere le sue idee a tutti i partiti.Curioso è che a succedere a Cameron sia una donna che si oppone da sempre all'Unione Europea e che si è detta favorevole anche all'abrogazione della legge sui diritti umani del 1998, derivata dalla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo.Figlia di un pastore protestante, sposata e senza figli, May è diventata deputata nel 1997 e nel 2002 è stata anche nominata prima donna presidente del partito.

Ministro dell'Interno dal 2010 è riuscita a far approvare, due anni fa, una legge che prevede la confisca del passaporto per chi è sospettato di voler partire per la Siria per arruolarsi nell'Isis.Fortemente critica verso l'immigrazione, il successore di Cameron si è espressa a favore della riduzione dell'immigrazione.In un Paese che, proprio sugli immigrati ha fondato le sue fortune, c'è curiosità nel capire come la nuova "Lady di ferro"gestirà questo aspetto, in un momento che, per la Gran Bretagna, si preannuncia molto difficile.