A sfidare le temperature artiche della #Norvegia saranno 330 militari appartenenti alla Seconda divisione Marine e al Secondo gruppo logistico Marine, di stanza presso la base di Camp Lejeune in North Carolina (Usa).

Gli specialisti nordamericani, atterrati questa mattina poco dopo le dieci ora locale nell'innevato aeroporto norvegese, saranno presenti sul territorio scandinavo per almeno un anno (con una turnazione di circa sei mesi per gruppo di spedizione), andandosi ad aggiungere agli altri colleghi del corpo dei #marines già presenti nel paese nordico.

È la prima volta, dalla fine della Seconda guerra mondiale, che la Norvegia autorizza la presenza prolungata di truppe straniere sul proprio territorio, presenza che non viene collegata direttamente ad un'esercitazione militare (come ad esempio la Cold Response, avvenuta nel 2016 e tenutasi in ambito #Nato).

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Il personale Usa sarà ospitato, secondo quanto affermato da fonti ufficiali norvegesi, presso le strutture del Nhg (Norwegian home guards, ovvero la Guardia nazionale norvegese), site nel perimetro della base di Vaernes, a pochi chilometri da Trondheim (la terza città norvegese per grandezza).

“Durante le prime quattro settimane le truppe Usa riceveranno l'addestramento invernale di base – ha affermato Rune Haarstad, portavoce del Nhg –. Impareranno a sciare e, soprattutto, a sopravvivere nell'ambiente artico”.

Le forze armate Usa, al fine di rendere più effettive le attività d'addestramento, hanno posizionato migliaia di pezzi e di equipaggiamento necessario al training, tra cui i carro armati M1A1 Abrams.

È già previsto, inoltre, che a marzo il personale delle forze armate Usa prenderà parte all'esercitazione Joint Vicking, cui prenderanno parte anche i militari britannici e norvegesi (prevista la partecipazione di circa 10mila militari, di cui 750 stranieri).

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L'arrivo dei Marines della North Carolina coincide, di fatto, con il rafforzamento del dispositivo militare Nato in Europa orientale (soprattutto in Polonia, Romania e negli stati Baltici), rafforzamento che da mesi ha contribuito a rendere sempre più tesi i rapporti tra Mosca e Washington.

Non è un mistero che il Cremlino valuti negativamente la crescente presenza di personale Alleato in prossimità dei propri confini. Sia i vertici militari norvegesi, che i rappresentanti del governo di Oslo hanno rimarcato in più occasioni l'assenza di un nesso tra l'arrivo degli specialisti Usa e il rafforzamento del Patto Atlantico nei paesi dell'ex Cortina di Ferro confinanti con la Russia.

Tali rassicurazioni, tuttavia, non sono state ritenute sufficienti all'establishment moscovita che ha rimarcato l'inadeguatezza dello stanziamento di personale nordamericano e Nato in prossimità del proprio confine. Con tutta probabilità questa decisione, volta all'irrigidimento delle posizioni se non allo scontro almeno diplomatico con la Russia, potrebbe essere una delle ultime mosse della dottrina Obama che negli ultimi quattro anni ha enfatizzato le ostilità con il Cremlino e, soprattutto, con il suo leader Vladimir Putin.

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