Nessun cittadino dell'#Ue dovrà lasciare il #Regno Unito dopo la #Brexit. Sul tema la premier britannica Theresa May è stata molto chiara dinanzi agli altri leader partecipanti al Consiglio europeo, a Bruxelles, annunciando una proposta finalizzata a tutelare anche i britannici che si trovano nei Paesi membri dell'Unione europea, circa un milione: la residenza stabile dovrebbe essere garantita a tutti dopo cinque anni, compresi coloro che si trovano regolarmente sul posto da meno tempo, ai quali potrebbe essere data l'opportunità di completare il periodo in questione. Il discorso riguarda più di 500 mila italiani nel territorio britannico, mentre quelli degli altri Paesi sono complessivamente oltre 2 milioni e mezzo.

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Con la residenza, il riconoscimento pieno dei diritti: sanità, istruzione, pensioni, senza eccezioni. Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel si tratta di un "buon inizio" del negoziato sulla Brexit, anche se restano ancora altre questioni d'affrontare. Al termine del primo dei due giorni dedicati al Consiglio europeo, il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker si è congratulato con tutti i capi di Stato per l'intesa sulla creazione di un fondo per la difesa. Materia tutt'altro che trascurabile in un momento in cui, da più parti, s'invocano maggiore sicurezza e lotta incondizionata al terrorismo.

Il referendum di un anno fa

L'uscita del Regno Unito dall'Ue è stata avviata dal referendum del 23 giugno 2016, con la vittoria dei favorevoli, poco meno del 52 per cento.

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Un referendum di natura consultiva. Il quesito: Il Regno Unito dovrebbe restare un membro dell'Unione europea o dovrebbe lasciare l'Unione europea? L'idea di una vera e propria unione dei Paesi europei emerse già nel Dopoguerra: fu l'inglese Churchill a proporre per primo una confederazione, ma il clima era dominato da continui ripensamenti e notevoli incertezze. Da una parte c'era l'interesse dei britannici a creare un mercato unico, con vantaggi facilmente intuibili, ma dall'altra non si volevano correre rischi legati a eventuali ingerenze nella politica interna. La Comunità economica europea fu istituita nel 1957, il Regno Unito presentò la sua prima domanda di adesione quattro anni più tardi. Il resto è storia più recente. Va sottolineato, comunque, che dal 2010 i sondaggi indicano che l'opinione pubblica è tutt'altro che compatta sulla questione dell'appartenenza all'Ue, con un picco di contrari del 56 per cento di contrari nel novembre 2012.

Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia, orientamenti differenti

Analizzando i dati del referendum dello scorso anno, va evidenziata la netta differenza di orientamento tra Galles, Inghilterra, Irlanda del Nord e Scozia.

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I primi due Paesi, rispettivamente, con il 52,5 e 53,4 dei favorevoli a lasciare, gli altri, con il 55,8 e 62 dei convinti di rimanere. Poco dopo la diffusione dei risultati, la mattina del 24 giugno, il cambio della sterlina inglese crollò del 10 per cento rispetto al dollaro Usa e del 7 per cento nei confronti dell'euro. Fra le reazioni internazionali, dal candidato repubblicano poi eletto presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, soddisfazione per la scelta dei britannici di riprendersi "il proprio Paese". Nel frattempo, il rialzo dell'inflazione ha causato una forte flessione dei salari reali, che ha determinato la riduzione del potere d'acquisto dei britannici. Tornando a quanto annunciato da Theresa May, può tirare un sospiro di sollievo chi pensava di trovarsi in difficoltà dopo la Brexit: nessun cittadino dell'Ue verrà "cacciato".