Altro che emergenza, con l'utilizzo dell'esercito in soli tre giorni si può arrivare a regolarizzare i flussi dei migranti, dalla #libia diretti verso i porti italiani. Sarà una voce fuori dal coro, ma le parole pronunciate dal generale di Corpo d'Armata Vincenzo Santo sono chiarissime. Basta utilizzare in modo intelligente l'esercito e le forze armate affidandogli quei compiti per cui sono nate: quelli di difendere i confini nazionali, magari evitando pure le intromissioni di navi di paesi stranieri. Come quella delle navi delle ONG, molte delle quali sbarcano sui porti italiani senza neppure rispettare le regole di ingaggio imposte dalla nostra guardia costiera.

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Ecco come in pochi giorni l'Italia potrebbe regolarizzare i flussi

Secondo quanto affermato dal generale l'Italia avrebbe i mezzi necessari per poter controllare le coste libiche, senza doverci mettere piede. "Le rotte migratorie che ci riguardano convergono su Tripoli, da una parte attraverso il Fezzan, dall'altra attraversando l'area sud-orientale libica per poi percorrere la costa di Aidabiya. La zona da controllare è molto più ristretta di quanto si possa pensare". Il generale Vincenzo Santo afferma che in pochi giorni le forze speciali italiane, se autorizzate ad intervenire, potrebbero catturare gran parte dei trafficanti che gestiscono illegalmente il traffico dei migranti, spesso responsabili degli stessi affondamenti dei barconi, messi in mare in condizioni meteo/marine proibitive.

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Dalle parole del generale, inoltre, emerge pure l'insofferenza su come il governo stia affrontando il problema dell'#immigrazione, specialmente dopo i ripetuti voltafaccia dell'Europa che considera Grecia e Italia come dei veri "stati cuscinetto", impedendo l'ingresso degli extracomunitari al di là delle Alpi. Basti vedere la situazione di Ventimiglia, la chiusura dei porti spagnoli e francesi, o le più recenti "scaramucce" (finora a parole) fra Roma e Vienna dopo che quest'ultima ha minacciato più volte di "militarizzare" la frontiera sul Brennero. Probabilmente l'Italia, in questo periodo, paga a caro prezzo la mancanza di un vero piano strategico, senza una visione di lungo periodo e il coraggio di adottare delle scelte risolute.

Lo si sta vedendo ora anche con la questione libica, dove proprio ieri la Francia di Macron è riuscita a far sedere nello stesso tavolo il premier libico Al Serraj (appoggiato da USA, Italia e ONU) e il generale Haftar, l'uomo forte della Cirenaica appoggiato da Egitto, Russia e dalla stessa Francia.