Ormai le procedure che porteranno la Gran Bretagna fuori dalla Comunità Europea, dopo la Brexit, sono avviate. Due importanti Agenzie, attualmente presenti a Londra, devono cercare una nuova sede. In palio ci sono potere di controllo, occupazione, visibilità e tante opportunità. Per questo tutti i Paesi della Comunità Europea vorrebbero accaparrarsene almeno una. La preoccupazione è che, ancora una volta i giochi politici prevalgano sul buon senso.

Per Milano è arrivato l’endorsement di The Lancet

Terminava il 31 luglio il termine ultimo per presentare le candidature per ospitare la nuova sede dell'#agenzia europea per i Medicinali (EMA) e dell'Autorità Bancaria Europea (EBA).

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Erano una trentina le Città interessate a ospitare almeno una delle due agenzie, anche se alcune hanno fatto richiesta per entrambe. Quelle che, secondo regole di buon senso, appaiono le più forte sono Francoforte – quale potente hub finanziario – per l’EBA e Milano – per l’EMA.

La candidatura italiana poggia su basi oggettivamente forti: Milano rappresenta un distretto che ha dato un notevole contributo alla farmacologia, basti pensare al ruolo di importanti Istituti di ricerca come l’Istituto Mario Negri (con Silvio Garattini) e l’Istituto Europeo di Oncologia (con Umberto Veronesi) e, ancora, l’Humanitas (con Alberto Mantovani). Ma anche in termini di produzione di farmaci, anche tecnologicamente molto avanzati, l’Italia è al secondo posto in Europa, solo dopo la Germania.

Milano offre anche dei vantaggi in termini logistici: un’Agenzia come l’EMA deve necessariamente essere collocata in un sito facilmente raggiungibile da tutti coloro che operano nei Paesi comunitari.

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Pochi giorni fa Richard Horton, direttore della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, ha fatto un endorsement per la candidatura di Milano, auspicando che nella scelta prevalgano i meriti e non i soliti accordi politici.

Horton ha motivato questa posizione in base ai riconoscimenti che la comunità scientifica deve al nostro Paese, oltre ai centri di eccellenza appena detti, anche per la capacità che fin qui ha mostrato nel costruire network di sperimentazione cliniche portando a scoperte importanti, come il Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza (Gissi) nell'Infarto miocardico. Inoltre, è bene ricordare che premi Nobel per la medicina come Rita Levi Montalcini e Mario Capecchi sono italiani.

Per l’EMA 19 citta in lizza

Ma tutto questo potrebbe non essere sufficiente quando a contendersi l’EMA sono 19 città. Oltre quindi a Milano, per l’Italia, hanno presentato la candidatura Amsterdam (Paesi Bassi), Atene (Grecia), Barcellona (Spagna), Bonn (Germania), Bratislava (Slovacchia), Bruxelles (Belgio), Bucarest (Romania), Copenaghen (Danimarca), Dublino (Irlanda), Helsinki (Finlandia), Lilla (Francia), Porto (Portogallo), Stoccolma (Svezia), La Valletta (Malta), Vienna (Austria), Varsavia (Polonia), Zagabria (Croazia) e, all’ultimo minuto, si è aggiunta Sofia (Bulgaria).

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Altre tre città, che in una prima fase avevano dichiarato interesse, alla fine hanno fatto scelte differenti: Praga (Repubblica Ceca) ha optato per la candidatura per l’EBA mentre Nicosia (Cipro) e Lubiana (Slovenia) si sono ritirare del tutto.

Tutte le candidature (EMA e EBA) sono consultabili sul sito del Consiglio Europeo. Alcune città - Vienna, Varsavia, Dublino e Bruxelles – hanno presentato la candidatura per ospitare entrambe le Agenzie.

Sembra del tutto evidente che molte di queste città hanno poche chance di accaparrarsi l’Agenzia dei farmaci ma già il fatto di candidarsi li mette in una posizione negoziale, e questo sta ad indicare che la scelta finale sarà su base politica.

Non ci resta quindi che attendere le prossime fasi di questo processo che porterà alla scelta definitiva. Si inizia a fine settembre con la valutazione nel merito delle candidature, a ottobre inizierà la discussione politica e la scelta finale arriverà novembre, con un voto segreto. Potrebbe essere sufficiente una sola votazione se una Città dovesse avere il voto di 14 Stati membri altrimenti seguirà un secondo turno tra le tre Città più votate e se, anche in questo caso, non ci fosse una maggioranza assoluta, si passerà ad un terzo turno, con un ballottaggio tra le due più votate. C’è materia a sufficienza per preoccuparsi, se si parte favoriti nel merito. #Brexit