Il fondatore dello Studio EuroCogit | European & Management Consulting, Francesco Tartaglione, ci racconta la sua esperienza nel campo dei #Finanziamenti europei. Oltre alle attività classiche di consulenza e supporto a enti pubblici, imprese e privati, il dottor Tartaglione, in quanto “agente di progetto”, si occupa di gestire progetti europei in maniera innovativa.

Dottor Tartaglione, da dove nasce questo interesse per i finanziamenti europei?

In seguito a una lunga serie di esperienze lavorative e accademiche in circuiti internazionali, ho deciso di rientrare in Italia, nella mia regione, la Campania. Una volta tornato, mi sono reso conto che avevo davanti un’imperdibile occasione rappresentata da un vuoto professionale in materia di progettazione finanziaria.

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Così, mi sono avvicinato alle opportunità dei fondi regionali e successivamente ai fondi europei. Credo che in un contesto come quello campano possa essere un’idea vincente far conoscere le fonti finanziarie alternative ai normali canali per rilanciare la crescita del territorio e valorizzarlo.

Lei è anche un “#agente di progetto”. In che modo facilita le imprese a partecipare ai bandi europei?

Dopo aver frequentato, a Bruxelles, il corso “Europrogettazione 2.0 - Agente di Progetto”, organizzato dalla Camera di Commercio Belgo-Italiana, ho scoperto questa nuova realtà. A differenza dell'europrogettista classico che scrive progetti su incarico di imprese, l'agente di progetto, un esperto in project scouting, crea il miglior partenariato rispetto a una precisa idea progettuale. Dopo aver individuato il capofila più adatto, si occupa di gestire l’intero iter del progetto.

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Questa indipendenza professionale permette di coinvolgere gli enti e le imprese che più si addicono allo sviluppo dell'idea progettuale. Ciò rende possibile un coinvolgimento più ampio delle imprese, previa verifica delle proprie capacità e requisiti, all’interno dei progetti europei.

La propensione all'#internazionalizzazione delle imprese campane la porta sempre più spesso a Bruxelles. Perché?

Bruxelles è il centro dell'Europa. Qui ha sede la maggior parte delle Istituzioni europee, ma anche moltissime società. Ciò rende possibile un’intensa attività di lobby e frequentare la realtà brussellese è fondamentale per chi è interessato all’internazionalizzazione e alla promozione del Made in Italy. Essere presenti permette una comunicazione più rapida e immediata con le controparti, garantendo una migliore qualità del contatto. Se le PMI campane vogliono espandersi su un mercato più ampio rispetto a quello italiano devono comprendere l’importanza dei fondi europei. Purtroppo però spesso non si conosce bene il funzionamento o si pensa sia troppo difficile accedervi.

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Perché questi preconcetti vengano smentiti, bisogna avere una profonda conoscenza dell’Unione europea e del suo funzionamento.

Secondo lei, quali caratteristiche deve avere un'impresa per potersi inserire in un progetto europeo?

Un'impresa, per potersi inserire in un progetto europeo, dovrebbe avere una visione più ampia del proprio contesto di azione imprenditoriale. È importante comprendere che entrare in un partenariato non innesca un meccanismo di concorrenza, anzi. Essere partner implica lo scambio di buone pratiche, affinché la collaborazione sia mutualmente positiva e fonte di crescita. Purtroppo, ad oggi, ancora molte imprese, privati ed enti pubblici italiani non conoscono le opportunità che potrebbero avere attraverso i fondi europei. Ecco che risulta un primo passo necessario l’investimento sulla formazione delle PMI.