L’#accoglienza dei migranti è una delle questioni più spinose, complesse e strumentalizzate degli ultimi anni. Che colpisce alla pancia gli italiani e li trasforma in tifosi di questa o di quella parte politica e sociale. Che rappresenta il tema di discussione centrale dei vertici politici internazionali più importanti. Ma che induce anche donne e uomini a darsi da fare per cercare di migliorare un settore che versa in uno stato pietoso e sversa mazzette e corruzione a profusione. A Firenze, ad esempio, è stato da poco avviato il progetto #Humanitas. 

Il progetto

Accompagneranno gli anziani a fare le visite mediche o a fare la spesa, faranno i turni sulle ambulanze, forniranno assistenza ai disabili e svolgeranno attività di protezione civile.

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Sarà questo il fulcro centrale di Humanitas, un progetto pilota promosso dalla Regione e dalle pubbliche assistenze toscane che prevede il coinvolgimento in attività di carattere sociale di alcuni richiedenti asilo presenti sul territorio fiorentino, che permetteranno ai beneficiari di ricambiare la solidarietà con la solidarietà. Un concetto non scontato, per anni quasi tabù, ma che consentirà agli ospiti stranieri accolti sul territorio italiano di contraccambiare l’ospitalità ricevuta attraverso il loro impegno nella realizzazione delle attività di volontariato promosse dai soggetti del terzo settore. Un assunto che permetterà di affrontare anche un altro aspetto controverso dell’accoglienza italiana che tanta polemica suscita: l’inattività dei richiedenti asilo.

Gli obiettivi di Humanitas

Il progetto punta ad implementare percorsi volti a favorire l’interazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati con il contesto socio-territoriale che li accoglie, permettendogli di acquisire una funzione partecipativa sociale attiva. Dopo la prima fase di pura accoglienza i migranti coinvolti inizieranno, in via sperimentale, un percorso di formazione presso le associazioni aderenti ad Humanitas.

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Affiancati e seguiti da tutor abilitati, i richiedenti asilo per un periodo complessivo di quattordici settimane, prenderanno parte ad un processo formativo che prevede incontri di formazione generale sul ruolo del volontariato e sul funzionamento del mondo del lavoro, arricchito da momenti di formazione specifica volti a far ottenere, previo superamento di un esame finale, anche l’abilitazione di soccorritori di livello base. Terminato il periodo formativo saranno quindi impiegati nella realizzazione delle attività di volontariato, che «se in rete con quelle degli altri soggetti, opportunamente progettate e gestite, possono rappresentare il primo momento per l’integrazione sociale e un possibile inserimento lavorativo» hanno dichiarato i referenti del progetto.  #immigrazione