Raccontare sé stessi, le proprie origini, andare a ritroso per frugare tra le proprie radici, tra i sentimenti suscitati dall’abbandono di luoghi sicuri, in quanto conosciuti, per avventurarsi in una nuova dimensione geografica e sociale, con tutte le conseguenze positive e negative che ne derivano, è un esercizio sicuramente non semplice perché non vi è assolutamente niente di facile nello scavare tra le proprie fragilità e addirittura divulgarle.

Raccontare l'integrazione

Eppure l’interessante ricerca portata avanti dal “Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia” dell’Università di Firenze, culminata nel seminario che si è tenuto oggi presso l’ateneo gigliato, è riuscita nell’impresa di dare voce a tutti i ragazzi coinvolti in questo tipo di esperienza, i quali attraverso la somministrazione di alcune interviste di 20 minuti ciascuno, hanno risposto esaurientemente esponendo dubbi, difficoltà, ostacoli incontrati lungo il loro cammino di #integrazione.

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Molti gli studenti protagonisti, scelti tra varie scuole di #lucca, Firenze, Prato e Livorno. Tra di essi diversi allievi dell’Istituto Giorgi di Lucca, afferente all’Istituto Fermi della stessa città, che superata l’iniziale ritrosia, si sono messi a nudo, liberando le proprie emozioni e personali sensazioni. In questo caso i questionari sono stati curati dalla dottoressa Francesca Dello Preite.

L'importanza degli educatori

L’iniziativa, assolutamente lodevole, ha voluto, quindi, porre l’attenzione sull’importanza degli educatori nel difficile percorso dell’integrazione, processo ancora oggi di difficile attuazione, soprattutto nelle micro-società scolastiche, dove ragazzi di differenti culture si scontrano quotidianamente in un contesto dove molti tendono ad isolarsi e chiudersi in sé stessi, a scapito della serena prosecuzione dell'attività didattica.

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Tale fenomeno ancora oggi strumentalizzato dai mass media e dalla politica, merita, però, una riflessione più seria nonché una pronta risoluzione attraverso la costruzione di solide basi sociali e culturali. In mancanza del sostegno istituzionale, sempre più carente, è la #Scuola che ha il dovere di rimboccarsi le maniche, perché più di tutti rappresenta una fucina di futuri uomini, futuri membri della società civile, di individui pensanti e ragionanti. Agli insegnanti il compito più arduo, ma anche quello più bello: dare forma al domani!