Sebbene occorra prudenza, non vedendo ancora segnali di partecipazione negli investimenti industriali, il 2014 sta segnando un forte e rinnovato interesse alla propensione estera al rischio sul mercato italiano.

La notevole movimentazione di denaro, con la fine del quantitative easing americano, sta spostando grandi flussi di denaro dagli investimenti in paesi emergenti, di cui approfitta agevolmente il mercato italiano che però rimane in balìa di possibili oscillazioni negative che interromperebbero repentinamente il ciclo virtuoso.

I dati sono indicativi: l'acquisto di titoli sovrani da parte di non residenti è aumentato di 42 miliardi di euro nel 2013 e la partecipazione in acquisizioni di ben 13 miliardi, secondo una recente analisi economico settoriale del gruppo Crédit Agricole sulle prospettive italiane.

Benché le partecipazioni straniere nel FTSE Mib siano cresciute da 139 miliardi del 2013 a 179 miliardi già a febbraio 2014, il patrimonio netto è rimasto al 43% a causa degli aumenti dei prezzi delle quote. Il maggior interesse è stato certamente verso le banche italiane, sostenute dalla diminuzione del debito della Banca d'Italia di 46 miliardi di euro su base annua, attestandosi su 195 miliardi a marzo 2014, nel sistema di interscambio Target 2.

Sono quindi i forti attivi bancari a stimolare gli investitori stranieri, che attribuiscono un forte potenziale di recupero alle banche italiane, anche per l'evidenza di operazioni di cessioni dei crediti difficili. Sono stati segnali importanti la vendita da parte di UniCredit Cerberus di crediti deteriorati per 950 milioni di euro come la cessione di Release, bad bank del Banco Popolare, con ben 4 miliardi di crediti in discussione, che si affianca ad operazioni come quella che ha visto Christofferson, Robb & Company comprare prestiti in contestazione per 150 milioni di euro da 22 banche del credito cooperativo.

Nel contempo Unicredit, Intesa Sanpaolo e KKR hanno annunciato la creazione di una struttura in grado di ospitare attività deteriorate, indicando come le bad bank diventeranno presto sistemiche in Italia.

Altro segnale forte è l'iperattività del gigante finanziario americano BlackRock che ha rastrellato partecipazioni significative in UBI, è entrato nel capitale di Unicredit Banca, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare e ha rafforzato la sua partecipazione al capitale di Intesa Sanpaolo dopo aver già fatto parlare di se con la sua forte partecipazione in Telecom.

Sono segnali confortanti, anche se si deve tenere conto delle mosse e dell'andamento generali del mercato italiano, poiché gli investitori sono veloci ad intervenire come ad uscire, creando disagi ulteriori se la contingenza dovesse peggiorare, come la stessa BlackRock ha dimostrato passando da un ragguardevole 5,75% in MPS ad un più attento 3,23% in concomitanza del passaggio da 3 a 5 miliardi di euro nell'aumento di capitale votato dall'istituto.

Secondo lo studio di Crédit Agricole è il momento in cui le banche cerchino investitori stabili che possano prendere il posto delle Fondazioni. #Titoli di Stato