Il lavoro in Italia, almeno in questi ultimi anni, è stato prevalentemente precario tra contratti di collaborazione, contratti a progetto e lavori a partita Iva 'mascherati', ovverosia rapporti di subordinazione camuffati con il lavoro autonomo. Ora però, visto che le nuove assunzioni non saranno più effettuate con il vecchio contratto di lavoro a tempo indeterminato, è lecito attendersi grazie al Jobs Act non solo nuova occupazione, ma anche la stabilizzazione del precariato nel settore privato.

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Questo grazie al nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti che per i prossimi mesi porterà alla creazione di nuova occupazione solamente in un caso su tre. Questo è quanto, in particolare, prevede Unimpresa in accordo con un Rapporto del proprio Ufficio Studi da cui è emerso nello specifico come due assunzioni su tre con le tutele crescenti non rappresenteranno nuova occupazione ma, come sopra accennato, stabilizzazione di lavoratori precari e regolarizzazione di posizioni di lavoro 'grigie' come per esempio le 'finte' partite Iva. Secondo Unimpresa i settori che maggiormente potrebbero beneficiare del nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti sono quelli agricolo, del turismo, dell'edilizia e dei servizi. Le nuove assunzioni stimate da Unimpresa, da qui alla fine dell'anno 2015, sono ben 250 mila ma non si tratterà di nuova occupazione al 100% per le ragioni che sono state sopra indicate.

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La vera occupazione arriverà quindi in Italia dai disoccupati veri, ovverosia da lavoratori che sono spesso 'sconosciuti' agli Enti di previdenza ed anche al Fisco che grazie al nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti potranno emergere da posizioni in nero e, finalmente, beneficiare delle tutele che sono state introdotte con il Jobs Act, la riforma del lavoro fortemente voluta dal #Governo Renzi.

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Una riforma fortemente osteggiata fino all'ultimo anche dalla minoranza del Partito Democratico visto che di fatto il  Jobs Act apporta modifiche sostanziali all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
#Lavoro giovani