Il dibattito sulla riforma delle pensioni prosegue. In modo particolare si parla dell’uscita anticipata dal mondo del lavoro con maggior flessibilità. Nei giorni scorsi Matteo Renzi ha parlato di questo tema, prendendo posizione con l’Unione Europea ed il suo presidente Jean-Claude Juncker. Le dichiarazioni rilasciate dal Premier hanno portato a complimenti da buona parte del centrosinistra; sembra esser piaciuto l’atteggiamento del Presidente del Consiglio, il quale sostiene che l’UE debba essere più sociale e meno legata all’austerità. A condividere la visione di Renzi è condivisa anche da Cesare Damiano, che da tempo porta avanti una battaglia affinché vengano introdotte misure di flessibilità.

Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera ha commentato dal suo blog gli ultimi avvenimenti, rilanciando la Quota 41 e 97.

Riforma pensioni 2016, Damiano si complimenta con Renzi: ‘Ora si deve intervenire’

Cesare Damiano è tornato sull’argomento pensione anticipata, sostenendo che è necessario un intervento alla riforma per rimediare agli errori causati dalla Legge Fornero. L’ex sindacalista italiano ha gradito l’atteggiamento del Premier nei confronti dell’UE, complimentandosi con lui, ma insistendo sul fatto che sia urgente un provvedimento. Infatti, Damiano ha sollecitato Renzi a dare un seguito a tutto quello che ha affermato, intervenendo in materia di previdenza, dato che ad oggi è più che una priorità.

Se il Presidente del Consiglio non vuole essere incoerente, deve apportare le giuste correzioni al sistema pensionistico, portando avanti il tema della flessibilità senza pensare al fatto che ciò non è possibile perché l’Unione Europea non vuole. Il presidente della Commissione Lavoro chiede un’accelerata, ma soprattutto che non ci siano altri rinvii, perché uno degli obiettivi per quest’anno è risolvere determinate questioni rimaste irrisolte per troppo tempo.

Il 2016, rivela Damiano, deve essere l’anno delle Pensioni flessibili.

Inoltre, ha aggiunto come sia importante dare la possibilità ai lavoratori di poter scegliere di andare in quiescenza a partire da 62 anni, avendo maturato un’anzianità contributiva di 35 anni, accettando una penalizzazione fino ad un massimo dell’8%. Questa è la Quota 97, con la quale i più anziani lascerebbero il posto di lavoro ai giovani, che si vedrebbero aprire le porte delle aziende italiane.

Damiano ha parlato anche della Quota 41 per i lavoratori precoci, sottolineando ancora una volta la necessità di consentire a questa categoria di andare in pensione con 41 anni di contributi, senza alcuna decurtazione dall’assegno previdenziale, senza alcun requisito anagrafico. Facendo così non ci sarebbe più bisogno di aspettare il raggiungimento dei 62 anni come impone la Legge Fornero, anticipando i tempo d’uscita di oltre un anno. In attesa di novità sul tema, vi invitiamo a seguirci ancora su BN.