La commissione Lavoro della Camera ha approvato l'eliminazione dei #voucher. Voto a favore dell'emendamento che abroga gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act riguardanti il lavoro accessorio. Previsto un periodo di transizione. Fino al 31 dicembre potranno essere utilizzati i buoni lavoro già acquistati. Il Governo, nel Consiglio dei ministri di oggi, potrebbe tradurre la decisione della commissione in un decreto che preveda anche il ritorno alle vecchie regole sugli appalti. Per il lavoratore non pagato dalla ditta aggiudicataria, che vuole ottenere le spettanze, la possibilità di rivolgersi all'azienda che aveva dato lo stesso appalto.

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Sostanzialmente norme che ristabiliscano il principio della solidarietà tra committente e appaltatore rispetto alle prerogative dei lavoratori.

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'Buoni', favorevoli e contrari

Intanto, sul fronte politico, e non solo, si registrano posizioni contrastanti sui voucher. C'è chi ritiene il "buono" uno strumento innovativo nel mercato del lavoro. Chi invece la pensa in maniera opposta: la nuova frontiera del precariato. Intanto emerge una certa preoccupazione dal mondo delle imprese: la cancellazione dei voucher viene ritenuta un errore. In tempi di crisi, per alcuni, i voucher avrebbero consentito a un massiccio numero di famiglie d'incrementare il proprio reddito. C'è pure chi, difendendo il concetto di base degli stessi voucher, sostiene la linea dell'intensificazione della tracciabilità con un efficace potenziamento dell'area dei controlli per contrastare abusi e irregolarità.

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Completano il quadro coloro che vogliono, in ogni caso, il #referendum.

I quesiti referendari proposti dalla Cgil

In un clima del genere, c'è da prevedere anche la mossa di quanti, per fare scorta di voucher in vista delle prossime esigenze, si affretteranno ad acquistare quelli disponibili attualmente on line. A questo punto, referendum sì o no. L'ultima parola spetta comunque alla Cassazione dopo che è stata fissata la data della votazione, il 28 maggio prossimo. Due i quesiti proposti dalla Cgil: oltre a quello riguardante il lavoro accessorio, anche l'abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti.

L'ipotesi dell'estensione del 'lavoro a chiamata' a tutte le fasce d'età

Cosa potrebbe arrivare al posto dei voucher? Non sembra remota l'ipotesi dell'estensione del "lavoro a chiamata", massimo quattrocento giorni in tre anni, a tutte le fasce d'età, non solo per under 24 e over 55.

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Oggi, per prestazioni lavorative non riconducibili a contratti, in quanto svolte in modo saltuario, il pagamento avviene attraverso i cosiddetti "buoni lavoro". Il valore netto di un voucher da dieci euro nominali, in favore del lavoratore, è di sette euro e cinquanta centesimi "e corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo, dove, in ragione della sua specificità, si considera il contratto di riferimento", si legge sul sito internet dell'Istituto nazionale previdenza sociale. Garantite la copertura previdenziale presso l'Inps e quella assicurativa presso l'Inail.