L’Assegno di Garanzia per integrare la pensione dei giovani sarà la prossima novità tavolo di discussione della riforma previdenziale. Nei prossimi giorni, infatti, governo e sindacati si incontreranno per dare il via alla cosiddetta ‘fase 2’ della riforma delle #Pensioni, nella quale si dovrà non solo disegnare in modo definitivo il contorno di attuazione dell’anticipo pensionistico APE, ma anche affrontare il tema delle pensioni dei giovani..

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Il tema è quello dell’assegno pensionistico di chi a cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 2015 che vedrà la propria pensione calcolata interamente con il metodo contributivo, di gran lunga penalizzante rispetto ai metodi di calcolo retributivo o misto attualmente utilizzati.

Come funzionerà l’Assegno di Garanzia per le pensioni dei giovani

I giovani che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 2015 rischiano seriamente di andare in pensione con un assegno da fame. Se si pensa che già attualmente oltre 6 milioni di pensionati ricevono un assegno inferiore a mille euro al mese, è facile immaginare cosa potrà succedere alle generazioni che si affacciano ora al mondo del lavoro, per i quali si prospetta un percorso lavorativo discontinuo e per di più con un sistema previdenziale basato interamente sul metodo di calcolo contributivo.

Per prevenire questa ondata di nuovi poveri, il governo sta pensando all’introduzione di un Assegno di Garanzia che funzionerà da integrazione alla pensione maturata.

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L’assegno di garanzia dovrebbe ammontare a circa 500 euro che verrebbero versati ai pensionati in aggiunta all’assegno maturato, fino al raggiungimento della soglia massima di 1.500 euro lordi al mese.

L’erogazione dell’Assegno di Garanzia sarebbe comunque subordinato alla presenza di determinati requisiti, come un determinato livello di reddito Isee, una determinata età anagrafica e l’esistenza di specifici carichi familiari.

I giovani in pensione a 73 anni con un assegno da fame

Un altro problema che il governo dovrà affrontare in merito alle pensioni dei giovani è anche quello della revisione dei cosiddetti ‘importi soglia’ introdotti nel sistema contributivo dalla Riforma Fornero ed in base ai quali non si potrà smettere di lavorare fino a quanto non si raggiungerà un determinato livello di pensione..

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Attualmente, questo valore è fissato a 2,8 volte il valore dell’assegno sociale pari, a valori 2017, a 1.250 euro lordi al mese, necessari per andare in pensione a 63 anni e 7 mesi. Nel caso il cui la pensione sia pari a 1,5 volte il trattamento minimo (670euro), si potrà andare in pensione a 66 anni e 7 mesi e se questa soglia non viene raggiunta, bisognerà obbligatoriamente lavorare fino a 70 anni e 7 mesi.

Tenendo conto dell’innalzamento della speranza di vita nei prossimi 20 anni, è probabile che i giovani che cominciano a lavorare ora dovranno farlo fino a 73 anni, quando potranno incassare una pensione da fame. La fase 2 della riforma delle pensioni dovrà urgentemente mettere mano a questo quadro per evitare di condannare alla povertà intere generazioni . #riforma pensioni #Inps